giovedì 18 giugno 2015

Jurassic World

Lo ammetto, avevo un po' di timore. C'erano tutti i presupposti per trasformare questo film in una tragedia. Alla fine però è andato tutto bene, Star Lord e Gwen Stacy si sono baciati e io li amo. 

Anni dopo Jurassic Park si ritorna al cinema a vedere i dinosauri. È grosso modo il meme che gira in questi giorni. Il film di Steven Spielberg ha segnato la mia infazia e quella di molta altra gente.
Entrato in sala ho fatto attenzione a una cosa. Sentivo le chiacchiere, i commenti, le congetture degli spettatori. Si parlava del "vecchio parco", non del "primo film" o del "vecchio film". È stato come tornare davvero sull'isola, tornare tra i dinosauri. È stato forte.

Ma ora tra le chiacchiere non voglio perdermi. Ecco le cose che mi sono piaciute e quelle che mi sono piaciute meno di Jurassic World:

Piaciute

- Ritornare al parco, sull'isola. Come sopra, il fatto di parlare dei film in un certo modo fa capire quanto questo franchise sia entrato a far parte dell'immaginario collettivo, volente o nolente. Jurassic World rispecchia questo aspetto. Una produzione che ha reso omaggio a uno dei blockbuster più sorprendenti di sempre. 
- Riascoltare il tema di John Williams al cinema. Ho avuto la pelle d'oca.
- La nuova tecnologia e il concept. Evidentemente c'è un abisso tra i computer e le apparecchiature del primo parco e il Jurassic World. Mi è piaciuto il design delle strutture, un misto tra vecchio e nuovo che secondo me funziona. A livello emotivo è un collegamento  tra la realtà sullo schermo e lo spettatore. Concettualmente, i blu, gli argenti, i bianchi e le trasperenze del Jurassic World sottolineano l'intraprendenza della nuova gestione, più hi-tech e più social. Il Jurassic Park, con gialli, rossi accesi e verdi ultra saturi, era a tratti più selvaggio, nonostante avesse anch'esso, per l'epoca, tecnologie di tutto rispetto, come viene ricordato nel film di Colin Trevorrow.
- I nuovi personaggi e gli attori. Solito cast composto da una coppia di nipoti, la parente che lavora al parco, l'eroe, lo sfigatello arrivato dalla TV, il cattivone in carne che vuole divertirsi. Ma funzionano, sono in parte e ispirati, eccetto qualche raro caso. 
- Sceneggiatura. Niente di nuovo anche qui, ma ascoltando i dialoghi le orecchie non sanguinano e il livello di spacconeria non è da trash.

Piaciute meno

- La coppia di ragazzini. Passi il piccoletto so-tutto-io, con recitazione discreta e tutto sommato personaggio gradevole, ma l'altro, suo fratello? Il giovane sembra un pesce fuor d'acqua. Non sa bene cosa fare la maggior parte del tempo. Mettiamoci anche che somiglia anche un po' a quel "cantante" rap italiano...
- Pensare ai dinosauri come armi. Va bene tutto, ma questo NO. 
- Musiche. Spero che Michael Giacchino non sia entrato in qualche modo in competizione con Williams, perché si sente poco e male e non c'è sfida. 
- Le sfere da criceto. Dentro queste sfere ci si va in due. Vengono utilizzate dai visitatori per pascolare insieme ai dinosauri. Le sfere sono pilotate mediante un joystick. Ma come fanno a muoversi? Cuscinetti? Mi spiace, ma non l'ho capito.


Parentesi fan boy, prima di chiudere. Jurassic World verrà ricordato anche per la ship tra Owen Grady (interpretato da quel mattacchione di Chris Pratt) e Claire Dearing (la figlia gnocca di Richie Howard Cunningham). Si vogliono, flirtano, fingono di odiarsi, combattono insieme (lei sui tacchi dall'inizio alla fine. Scelta di stile, ma non ho ancora capito se la condivido o meno) e soprattutto sono sexy! Nel corpo e nella mente, sono fatti per stare insieme.
Ho conosciuto Bryce Dallas Howard in Lady in the Water. Non è stata una gran Gwen Stacy ma con il caschetto sfoggiato fieramente in Jurassic World è da Oscar.



Andate a vedere Jurassic World senza fare le pulci a niente e a nessuno. Andate sull'isola, ritornateci. E se qualcosa vi insegue, scappate! 



sabato 6 giugno 2015

Il peggior compleanno

Giugno. Sono le sette di un sabato mattina. Un bambino che non conosco entra nella mia stanza. Sa che è il mio compleanno. Si guarda attorno, curioso. Ha un fumetto di Diabolik in mano e inizia a parlare della sua vita. 

Sembra un incipit di un romanzo weird, ma è quello che sta succedendo davvero. Uno dei risvegli più traumatici della mia vita. Lì per lì la cosa mi rende nervoso. Al bambino mi rivolgo in maniera un po' scontrosa; quell'atteggiamento mi fa venire i sensi di colpa, ma non riesco a sorridere, né a parlargli serenamente. Sono steso sul letto, aspettando e augurandomi che l'ospite non invitato vada via il prima possibile. Voglio iniziare la mia giornata. 

Parla, parla in continuazione. Dice di frequentare la quarta elementare e adora i fumetti di Diabolik. Non ne conosce altri. Così mi alzo dal letto e gli mostro alcuni numeri di Topolino che ho su uno scaffale. "Ma non sono per bambini?" fa Alex; si chiama così, come uno dei personaggi delle mie storie. Rispondo che no, Topolino è per tutti e che lo leggo perché mi serve, per lavoro... per disegnare. 

Di me sa già troppe cose. La mia età, soprattutto, che scrivo e che disegno. Continua a guardarsi attorno, rimane colpito dai poster di Harry Potter e da altri oggetti sparsi nella mia stanza, tra cui la riproduzione in scala di una DeLorean di carta, quella di Ritorno al Futuro. Lo invito a sedersi sul mio letto. Voglio che vada via, ma non mi va che rimanga in piedi. Si siede. Sfoglia i numeri del Topo. Dopo un po' gli mostro anche dei fumetti di Adventure Time. Conosce Finn e Jake, guarda le loro avvenure in TV. "Puoi leggerli, se vuoi" gli dico. Risponde di no, lui legge solo quando ha tempo e quando non ha nulla da fare. "E ora sto parlando con te" aggiunge.

Mi fa i complimenti per il PC. Lui non ha un computer.
Mi chiede quanti libri ho letto. "Tanti" rispondo. Lui ventiquattro, compresi i fumetti di Diabolik. Dice che legge anche Geronimo Stilton

A un certo punto, dalla tasca Alex estrae il suo telefono. Spiega che da grande vuole lavorare nelle unità cinofile. Gli piacciono i cani ma non ne ha uno. Noto che lo schermo del cellulare ha una grossa crepa in mezzo. Alex racconta com'è successo: in bici, ieri, uno scontro contro un muro, ma funziona ancora. 

Le chiacchiere di Alex continuano a distrarmi. Inizio a trovarlo interessante, a riflettere su ogni parola che dice. Fantastico sulla giovinezza, su come riesco a interagire con una persona più giovane di me di venti anni. Non me la cavo male. È sempre il mio mondo e Alex, decido, mi trova interessante.

Quando lascia la stanza per andare via un po' mi dispiace. Il bambino mi saluta garbatamente e  chiede se può prendere uno dei miei fumetti. Rispondo che non posso, mi servono, ma che cercherò qualcosa da regalargli domani, quando ritornerà, alla stessa ora.

venerdì 5 giugno 2015

Star Wars Rebels

E dopo aver sfornato legalmente i miei biscotti, ritorno a scrivere.

Niente di che. Ho iniziato a guardare Star Wars Rebels. Mi serviva come riferimento per delle cose che sto facendo. Mi ha piacevolmente colpito. Non mi aspettavo un soggetto che si spingesse oltre i canoni, il che in questo caso è un bene. Dopo aver visto i primi tre episodi la serie ha tutta l'aria di essere un gradevolissimo prodotto di intrattenimento per gli spettatori di tutte le età.
Crologicamente, Rebels si colloca tra le due trilogie cinematografiche e racconta le avventure di un gruppo di ribelli che tenta di ostacolare i piani dell'Impero Galattico. Vengono quindi mostrate le varie fasi di mutamento politico e la nascita della resistenza che diventerà poi l'Alleanza Ribelle. 

I richiami ai film sono diversi. Il concept visivo è la caratteristica che mi è piaciuta di più, un po' meno il character design, a eccezione di alcuni personaggi. L'atmosfera è stata resa perfettamente, anche grazie all'introduzione del tema e delle musiche originali. L'unica perplessità, per il momento, è legata alla paura di assistere grosso modo alla stessa storia e alle stesse meccaniche narrative, al cinema il prossimo Natale...