lunedì 11 maggio 2015

Dark Rock Chronicles a Torino per il Salone del libro



Lo avevo già annunciato qui, ma per chi avesse perso gli ultimi dettagli lo ripeto. Dark Rock Chronicles vi aspetta al prossimo Salone Internazionale del libro di Torino

L'evento si apre giovedì e io sarò lì venerdì, insieme all'editore Plesio, esattamente allo stand M145. Altre info sulla casa editrice: qui.

Sempre online ed esattamente cliccando qui trovate tutti gli appuntamenti Plesio. Ufficialmente sarò allo stand dalle 16:00 alle 17:00 per firmare le copie del libro e chiacchierare di quello che vi va, ma sarò comunque disponibile anche al di fuori di quella fascia oraria. 

Non vedo l'ora di essere là. Sono alla mia prima partecipazione al Salone, andarci come autore sarà doppiamente emozionante!

Insomma, spero di incontrare molti voi. Potrei anche decidere di svelare qualcosa sul secondo libro di DRC...

domenica 10 maggio 2015

Lo Hobbit - La Battaglia delle/dei Cinque Armate/Eserciti

Come si dice in questi casi: "via il dente, via il dolore". 
Ho prolungato l'agonia preferendo Interstellar, qualche giorno fa (ricordate? qui), ma non potevo più rimandare. Questo terzo film de Lo Hobbit era un bel dente da togliere. Tutto è iniziato senza anestesia, ed è finito con lacrime... di noia.

Dei film che ho visto fin qui in vita mia pochi sono riusciti ad annoiarmi come Lo Hobbit 2 e 3. Dopo il primo film, che mi era pure abbastanza piaciucchiato, devo dire, è arrivato il tracollo. Al di là dell'adattamento, giusto o meno, il baraccone ambulante di Peter Jackson ha dato prova di riuscire a tirare avanti un'altra mastodontica produzione. Bravi. Tuttavia c'era meno umiltà, questa volta, sostituita da un generoso pizzico di boria che, secondo me, ha finito per rovinare tutto. Molte le scelte sbagliate, a cominciare dalla decisione in sé di realizzare una seconda trilogia.

Ecco le cose che mi sono piaciute e quelle che non mi sono piaciute.

Piaciute: 
- Il primo film. Bello, poetico, spiritoso al punto giusto, avventuroso e realizzato con un certo criterio.
- Il tema e la canzone The Last Goodbye, pezzo cantato da Billy Boyd (Pipino). Dolce, struggente, potente. 
- Concept, design e animazione di Smaug. Era reale e faceva veramente paura.

Non piaciute: 
- Secondo e terzo film. Scriteriati entrambi. Non mi pento di non essere andato al cinema a guardare il terzo. Dopo la fregatura del secondo niente e nessuno mi ha spinto in sala, non ne ho sentito la necessità. La versione home video è stata pù che sufficiente. Sono due film che semplicemente non funzionano, nemmeno visivamente. L'uso e l'abuso invasivo degli effetti visivi contribuisce a rendere tutto ancora più finto e paradossalmente piatto. L'effetto videogame è allucinante. Non c'è alcun contatto tra gli attori e la scenografia. A tal proposito, ho condiviso la visione con una vocina interna che ripeteva in continuazione "green screen! green screen!". È stato orribilmente posticcio.
- Recitazione. A proposito di contatto. Gli attori, pochi esclusi, sono spaesati. La grinta di Viggo Mortensen e la passione di Elijah Wood qua se la sognano un po' tutti. Orlando Bloom è la versione ingrassata e riesumata alla bell'e meglio del Legolas che abbateva Olifanti come mosche e grindava come un pro skater sugli scudi orcheschi.
- Personaggi (nuovi e vecchi). Martin Freeman probabilmente è stato l'unico ad avere buone intenzioni e ha fatto il possibile per rendere il suo ruolo credibile. Al di là delle faccette buffe (che alcuni non hanno gradito), questa versione di Bilbo non è affatto male. Il resto del cast invece si muove a tentoni, cercando di non inciampare e senza mai osare; che non vuol dire fare del proprio personaggio il pagliaccetto di turno, ma sentirselo cucito addosso, esserlo al cento per cento, volerlo, viverlo e respirarlo. Freeman ci ha lavorato, lo stesso Benedict Cumberbatch con Smaug, Ian McKellen idem, ma nessuno li ha supportati, checché se ne dica di Richard Armitage (Thorin) che no, a me non ha convinto.
- Tauriel. No. Lodevole l'idea di inserire un personaggio originale femminile, un'elfa, buona e da paraculi l'idea della love story con un nano, ma all'atto pratico sa di flop.
- Emozioni. Non ho registrato momenti memorabili. Non che ci tenessi a versare fiumi di lacrime (come mi capita tutt'oggi quando rivedo TLOTR). Appena toccante, ricordo, la scena in cui Bilbo ritrova i nani dopo i giochini con Gollum, nel primo film, ma il resto della trilogia mi ha tenuto lontano dalla storia, lontano dai personaggi. Non avevo alcun legame con le scene. Un rapporto freddo, glaciale, fatto perlopiù di sbadigli e distrazioni. Per quanto ci sia amore e dedizione dietro, e si vede, Peter Jackson si diverte a pasticciare, tra virtuosismi ed esperimenti. 
- Dialoghi. Non pervenuti.


Che altro aggiungere? Recuperato e già dimenticato. Via il dolore.

giovedì 7 maggio 2015

Disney Infinity 3.0 e Star Wars Starter Pack

Lo stavo aspettando. Sicuro come la Morte. Ed eccolo. 
La settimana scorsa ho beccato un photo leak (almeno così è stato spacciato) su Instagram. Si trattava dell'immagine promozionale dello Starter Pack di Star Wars (qui a sinistra), comparso poi nel comunicasto stampa ufficiale di Disney Infinity 3.0, che potete leggere per intero cliccando: qui

Dopo la mezza delusione di 2.0 mi aspetto molto da questa terza edizione. Non solo perché ci sono i personaggi di Star Wars. I contenuti sembrano molti e interessanti, quindi spero di trovarmi di fronte a un prodotto molto longevo, soprattutto in termini di storie e mondi da esplorare. 

Ho ripreso a giocare a Disney Infinity proprio qualche giorno fa, recuperando il personaggio di Hulk. È un passatempo divertente, ma ha delle potenzialità che in 2.0 non sono sfruttate a dovere, come scrivevo nella recensione del gioco: qui. Un passo indietro rispetto al bel debutto con 1.0.

Disney Infinity è sempre più crossover, strategicamente parlando è una mossa commerciale indiscutibile, ma da fan della serie spero con tutto il cuore che non diventi soltanto uno specchietto per le allodole, sarebbe un gran peccato. 



lunedì 4 maggio 2015

Dark Rock Chronicles al Salone Internazionale del Libro

Ciao!



Il Salone Internazionale del Libro è alle porte e arrivano le promozioni Plesio Editore. Trovate DRC - Dark Rock Chronicles in digitale a prezzo scontato. Riguardo ai giorni di fiera, ricordo che sarò al Salone venerdì, nel secondo padiglione, stand M145 (davanti al Caffé Letterario). Vi aspetto per parlare del libro e di qualunque altra cosa vi passi per la testa!
 
Trovate tutto cliccando: qui.


venerdì 1 maggio 2015

L'amico di Maria fa il salto nell'iperspazio

Ieri sera avevo una gran voglia di bel un filmone lungo e tedioso. Un sonnifero. Le opzioni erano due, in comune grosso modo la stessa durata: Interstellar e il terzo dello Hobbit. Siccome Peter Jackson & Co. hanno iniziato a farla troppo sporca, da un paio d’anni a questa parte, per i miei standard, mi sono buttato senza pensarci troppo su Nolan. Una garanzia? Più o meno.

Premessa inutile. Sono un abitudinario. Se non c’è la copertina non guardo un film in salotto, come quelli che non riescono senza un bidone di pop corn da sgranocchiare. Come faccio d’estate? Di solito mi ritrovano la mattina dopo in un bagno di sudore, con la copertina tirata sul naso. Per cui sì, copertina anche d’estate. Non per il freddo, ma per difendermi dalle zanzare. Sono un abitudinario. Chiusa parentesi.

Il film inizia. Bello. C’è una prima ora abbondante davvero apprezzabile. Belle premesse, diversi spunti interessanti, ansia giusto un po’. La Terra sta morendo e l’agricoltura è diventata una pratica molto, molto preziosa, ma a un certo punto il protagonista decide bene di devastare il novanta per cento di un campo di grano per inseguire a bordo di un furgoncino un areoplanino telecomandato spuntato dal nulla. Il furgoncino aveva anche una ruota bucata, ma va be’.

La Terra è al capolinea, dunque, sono rimasti il protagonista, i figli e pochi altri personaggi. Cosa sta succedendo e come sta vivendo l’esperienza il resto del pianeta non è dato saperlo. Allora niente, arriva il momento in cui il protagonista (Matthew Mcconaughey, per la cronaca, d’ora in poi “l’amico di Maria”, la De Filippi), trova il modo di portare avanti la trama. Giocando con la figlia a “chi cerca trova” finisce per scoprire uno dei luoghi più segreti al mondo, una base Nasa. In questo film quelli della Nasa non sono fighi e spavaldi. Vivono nascosti come i rettiliani e nessuno se li fila, tant’è che a scuola la figlia dell’amico di Maria viene convinta con l’inganno che non c'è stato nessuno sbarco sulla luna. Ah!

Insomma, bando alle ciance. L’amico di Maria è destinato a salvare il mondo e per farlo deve attraversare un foglio di carta che gli permetterà di lasciare la galassia conosciuta per arrivare da un’altra parte, in una galassia sconosciuta, laddove tenterà di scoprire se ci sono pianeti disponibili dove trasferire e salvare l’umanità (rappresentata sempre dai figli e pochi altri personaggi e ogni tanto dal maggiordomo di Bruce Wayne, Alfred).

Da questo punto in poi Nolan e soci decidono che è arrivato il momento di ricordare agli spettatori che questa space adventure dal sapore agrodolce ha bisogno di un tocco di classe, non di un Bruce Willis qualsiasi che infila un bel suppostone nucleare nel culo di un meteorite. No. C'è bisogno di viaggi spazio-temporali, di discorsi teorici e metaqualcosa sull'amore e di cose che curvano. Nolan esce pazzo per le cose curve, come J. J. Abrams per i lens flare (e anche qui ce ne sono parecchi, guarda caso). Prima della fine succedono un po’ di cose, poi l’amico di Maria viene ingannato come la figlia e capisce che non c’è speranza, che il viaggio nell’altra galassia è stato inutile, fino al momento in cui...

Seriamente, non sono pentito di aver scelto Interstellar (se ripenso alla martellante colonna sonora di Hans Zimmer forse un po’ sì), ma il brusco passaggio tra prima e seconda parte non mi ha convinto. Non mi aspettavo nulla di diverso rispetto a quello che ho visto, ma constatare di essere rimasto impassibile al finale è tutto dire. 
Con questo, ecco le cose che mi sono piaciute e le cose che mi sono piaciute meno
Piaciute: 
- Matthew Mcconaughey. Dato per scontato che non c'è nessuno al mondo che sappia scrivere il suo nome esteso senza fare copia e incolla da Google (lui compreso), Matty si dimostra ancora una volta un ottimo attore, in grado di tirare fuori il meglio di sé in qualsiasi scena. Non mi ha commosso come in Dallas Buyers Club, ma anche questa volta fa la sua figura. Cosa sei diventato, Matty, riguardo Sahara e non ti riconoscono più. Bravo! 
- Regia. L'accostamento con Gravity (roba che ho letto in rete) non regge. Nolan è visionario e Interstellar non poteva che rispecchiarlo in tutto e per tutto. 
- Effetti visivi/speciali. Mi spiace averlo mancato al cinema. Ho mezzo rimediato aspettando l'uscita home video, ma evidentemente non è stata la stessa cosa. Non sono esperto del genere, se ci sono state cafonate tecniche non le ho notate. Perlomeno non si polverizzano i corpi quando si romporono le visiere dei caschi...
- Colonna sonora. Come sopra, martellante, ma se dovessi descriverla in una sola parola direi azzeccatissima. 
Piaciute meno:
-  Il pianeta Terra. Sta arrivando la fine e il mondo e l'umanità è rappresentata da una fattoria, una famigliola e qualche campo di grano. Seriamente?
- Il cattivo. Tale dottor Mann. Utile quanto un dosso articiale. So che ci sei, ti vedo, mi devo fermare per proseguire, freno, ti supero e riparto. In questo caso il dosso fa pure una brutta fine.
- Discorsi retorici e spacconate. A un certo punto si parla d'amore. Discorsi teorici in stile Moccia, direi. Poi Matty gioca a fare Bruce Willis e fortuna che non succede per tutto il film.
- Anne Hathaway. Sopravvalutata. Riesce a piangere a comando o a farsi venire gli occhi lucidi semplicemente sbattendo le ciglia un paio di volte. Per il resto del tempo scompare dietro la grande ombra di Matty.