giovedì 31 dicembre 2015

2015, la fine

Saluto il 2015 con un pensiero in particolare. 
È stato un anno difficile e a volte anche piuttosto oscuro. 
Sono arrivato alla fine quasi senza forze.

Essere migliorato molto nel disegno. Questo è il pensiero particolare. Riuscire a fare cose che fino a pochi mesi fa credevo irrangiungibili e impensabili. Sono contento di aver avuto pazienza, nonostante tutto. 

Questo miglioramento mi fa sentire libero e per me è una grande conquista.

Spero che il vostro anno non sia stato del tutto da buttare, che riuscirete comunque a salvare qualcosa, perché qualcosa di buono - qualcosa di positivo da ricordare, si trova sempre, se lo vogliamo.


Buoni festeggiamenti a tutti. 
Guardiamo avanti! 

giovedì 24 dicembre 2015

sabato 19 dicembre 2015

Star Wars - Il Risveglio della Forza

È andato tutto liscio. Non ho beccato spoiler.
In realtà sono stato bravo a evitarli. 
Era il mio primo Star Wars al cinema. Emozione a mille!
Ma bando alla ciance. Come al solito questa non è una recensione, solo una lista di cose che mi sono piaciute e piaciute meno del film. 


Piaciute

- L'amore. Già ai tempi delle prime immagini in rete, video e interviste, si percepiva un'atmosfera di totale devozione nei confronti del mito. Sinceramente ero un po' preoccupato dalla presenza di Abrams; lo adoro, ma se da un lato è un professionista, dall'altra è capace di mettersi d'impegno e rovinare tutto. Ma questo nuovo episodio, questo nuovo inizio, è una meraviglia totale e dal più profondo del cuore ringrazio JJ.
- Le new entry. I nuovi personaggi sono incredibili! Al di là del droide cucciolotto, BB8 (basta guardarlo per impazzire), Rey e Finn entrano in scena lasciando subito il segno. Li ho ammirati molto, oltre che per l'interpretazione anche per l'ottima caratterizzazione. Sono in armonia con il nuovo ciclo e li shippo da un pezzo, ma dopo aver visto il film di più!
- Abrams. Stilisicamente c'è il suo zampino, e tante grazie. Ma con molta intelligenza e maestria ha evitato di rendere il tutto "plasticoso" e freddo, particolarità non da poco e che ha fatto la differenza. Il film in sé è un omaggio al passato, ed è commovente notarlo in ogni inquadratura e in qualsiasi altro dettaglio. Visivamente è impressionante e senza dubbio presenta qualcosa in più rispetto ad altre produzioni; parlo di cura nei dettagli, appuunto, della (ri)creazione dell'universo, di una fotografia da paura che specie nelle scene più cupe l'ho trovata fuori dal comune.
- L'azione. Questo va a braccetto con lo stile e il concept visivo. Mi basta scrivere che ho ancora la bava alla bocca... 
- Musiche. John Williams è immenso. Conservando i mitici "tormentoni", ha tirato fuori del cilindro una tracklist memorabile. Pur rimanendo fedele a certi licks è riuscito ad aggiungere qualcosa di nuovo e di naturalmente epico.
- Kylo Ren. Immagino che a molti non piacerà (non è un cattivo con le palle, ecco), ma a me ha convinto. Bello il design e bravo Adam Driver che ha recitato per la maggior parte del tempo coperto da quella (fighissima) maschera nera. D'accordo, è il solito figliolo tormentato e debole, ma funziona e ha un certo fascino.
- Ritmo. Non c'è respiro. C'è un leggero calo poco prima del gran finale, ma niente di grave, dopotutto, secondo me.
- Sonoro. Pelle d'oca, l'ho già detto?

Non piaciute

- Credo che Star Wars sia legato in maniera molto netta a certi schemi, dai quali non può assolutamente prescindere, ma non si possono chiudere entrambi gli occhi di fronte a una sceneggiatura che ripropone meccanismi già ampiamente assorbiti dai fan e anche dallo spettatore medio. Tuttavia, io penso proprio di schierarmi dalla parte di chi considererà questo nuovo capitolo e questo nuovo inizio un bellissimo e commovente omaggio al mito, un episodio che ci proietta verso il futuro.


Considerazioni finali

Lasciarsi condizionare dal frastuono mediatico de Il Risveglio della Forza è inevitabile, com'è inevitabile lasciarsi trasportare dalla magia, dalla luce e dall'oscurità. Mi aspettavo un film diverso da quello che ho visto? Non saprei dirlo. Sicuramente ha soddisfatto le aspettative. 

La mia scena preferita? La battaglia tra Kylo e Rey in mezzo la neve; i lampi rossi e blu delle spade laser che diventano viola negli occhi degli attori, la musica, la grinta di Daisy, la paura e la disperazione di Driver...

venerdì 6 novembre 2015

Fucili post-nucleari puntati alla testa!

Mi sento come un prigioniero, una spia, un ricercato. 
Sto continuando a tenere la bocca cucita. Lo faccio da giorni, perché mi hanno convinto con l'inganno a non parlarne con anima viva di questa cosa. Non posso confessare nulla, neanche in punto di morte. Sono stato selezionato per un progetto, e ne pago le conseguenze. 

Ora mi hanno dato il permesso di rivelare come ho passato gli ultimi tre giorni della mia vita. 
Mi chiamo Marco e vi scrito dal Vault 111. Questo non è il mondo che volevo, ma quello in cui mi sono ritrovato! Ma ora posso dirlo. Sì, posso. Negli ultimi tre giorni ho giocato in anteprima esclusiva a Fallout 4!

Tutta sta tiritera e non posso parlare delle mie impressioni sul gioco, non ancora. Lo farò venerdì 9 novembre dopo le 14:00, quando finirà l'embargo (che qualche genio non ha rispettato... e ha fatto la fine che meritava). 


La recensione verrà pubblicata su Fantasy Magazine in anteprima esclusiva, prima dell'arrivo sugli scaffali di uno dei videogiochi più attesi della stagione, previsto per il 10 novembre in tutto il mondo. 

Questo, per ora, è tutto quel che posso dire. Vi lascio con il nuovo trailer ufficiale.
A venerdì, su Fantasy Magazine! 




martedì 3 novembre 2015

#LuccaCG15

Illustrazione di Kopinski per il manifesto ufficiale di LuccaCG15.
Questo non è un resoconto di quel che ho fatto, né una recensione dell'evento. Sono più pensieri sparsi e distratti e ricordi. Sono stati quattro giorni vissuti  intensamente; trovare la forza per descrivere tutto per filo e per segno è quasi impossibile. Rimane una sorta di velo trasparente fatto di sensazioni evidentemente positive, e qui ne elenco alcune. 

È stata una delle migliori Lucca Comics & Games a cui ho partecipato, sia a livello di eventi seguiti che di organizzazione. Da quello che ho visto, non ci sono stati appuntamenti o aspetti sottotono. Se qualcosa è andato storto per qualcuno, non lo so. 

Ho saltato le ultime due edizioni e ho trovato molte differenze. Una Lucca diversa, a cominciare dagli spazi. L'espansione continua e si nota molto di più la partecipazione cittadina. Ne giova così l'atmosfera, in una città sempre più bella e accogliente. 

Sulla gestione della marea umana nulla da ridire. Non mi era mai capitato di uscire dalle mura, andare in stazione e tornare al B&B senza problemi, soprattutto nei giorni di maggiore affluenza. E poi nessun blocco per le vie, mai avuto sensazioni di panico né visto ambulanze ferme impossibilitate a ripartire. Sono riuscito a muovermi da una parte all'altra del centro storico in pochi minuti senza mai ritrovarmi fermo in un punto per più di cinque minuti.

Molto ricco, come sempre, il calendario degli eventi, mentre ho trovato un po' sottotono alcuni appuntamenti speciali e alcune aree tematiche sfruttate sostanzialmente come mera pubblicità, piazzate là nelle vie senza che offrissero qualcosa di veramente succoso, come doveva essere.
In sala stampa ho sentito un giornalista (non ho presente la testata) che diceva che l'Italia dal punto di vista del marketing e un po' l'ultima ruota del carro. Parlava a proposito dello Star Wars Hub, ridotto a un'enorme e deludente spada laser e poco più dopo essere stato presentato come l'evento imperdibile, tipo. Non so come siano andate veramente le cose, non so quale sia stato il vero problema (si parlava del "bidone" all'ultimo minuto dell'attrice che interpreta Rey ne Il Risveglio della Forza), ma la penso esattamente come quel giornalista. Delusione anche per lo stand Warner (poca roba che non meritava neanche due minuti di fila). 

Mostre splendide. Tutte quante. 

Ragazzi in felpa verde... la prossima volta un po' più preparati! Sempre gentili e disponibili, eh, ma se cerco una via o una piazza, non scaricate la patata bollente al gruppo della protezione civile :D

Family Palace. Io lì ci camperei tutto l'anno. Gran lavoro, ottima offerta di contenuti. 

E poi Lucca è stare insieme, conoscere gente nuova, lasciarsi trasportare dal trambusto e dalle sorprese, fare foto stupide, mangiare schifezze, fare acquisti, parlare con i tuoi autori preferiti.

Lucca è camminare per quattro giorni senza mai fermarsi, la schiena dolorante, il dormire poco o non dormire per niente.

Lucca è sentirsi rincoglioniti, la sera, ma credere di non avere ancora sonno.

Lucca sono le ***** ** ***** eccetera, eccetera... 

Lucca è anche tornare a casa, purtroppo, alle giornate che ci appartengono. Ecco, ora siamo un po' tutti immusoniti, ma colmi di quel qualcosa in più che non riuscivamo a spiegare bene, una via di mezzo tra un pensiero felice, un aquilone che non riuscivamo a far volare e un palloncino di Star Wars pagato dieci euro.




lunedì 26 ottobre 2015

Lucca Comics & Games 2015

Ciao a tutti!

Solo per ricordare che nei prossimi giorni sarò a Lucca per Lucca Comics & Games 2015. Racconterò quello che vedrò attraverso i social, tweettando dal mio profilo e dal profilo ufficiale di FantasyMagazine.

@marcoguadalupi
@fantasy_magazin

L'hashtag ufficiale dell'evento è #LuccaCG15
A cui aggiungo #lamiaLuccaCG15

Stellinate, tweettate, retwittate... insomma, partecipate anche voi!

Quando tornerò (se tornerò!) farò un resoconto della mia Lucca 2015, qui sul blog: cosa ho visto, cosa non ho visto, chi ho incontrato eccetera eccetera. Okay?

Bene. Come si dice in questi casi... ci si vede a Lucca!

martedì 6 ottobre 2015

Scream Queens

Proviamo a vederlo, mi sono detto. Vediamo che ha combinato questa volta il buon vecchio Ryan Murphy, ho pensasto. Di Scream Queens sono state trasmesse le prime tre puntate e tra oggi e domani uscirà la quarta, praticamente in contemporanea con il debutto della nuova, quinta stagione di American Horror Story, con Lady Gaga. Insomma, il calderone di Ryan è sul fuoco e sta bollendo. 

Alcuni hanno paragonato la serie di Scream Queens a uno Scary Movie per la TV. Non sbagliano del tutto, ma le differenze ci sono. Lo show di Murphy è - per assurdo - più raffinato. Ma andiamo con ordine. Ecco le cose che mi sono piaciute e quelle che mi sono piaciute meno di Scream Queens. Il giudizio è parziale, per quello definitivo ovviamente aspetterò la fine della stagione. 

Piaciute 

 - Le idee. Ryan Murphy potrà anche darsi la zappa sui piedi, alle volte, e incasinare tutto, ma ha delle trovate geniali. È un ottimo showrunner e sa dimostrarlo. Con trovate geniali non intendo originali, anzi. Murphy è in grado di leggere bene i segnali, di capire le mode, di ascoltare il suo fandom. Capita che si lasci andare, finendo per stravolgere (o migliorare, a seconda dei punti di vista) i propri show. In Scream Queens che ha fatto? Ispirandosi ai film slasher anni Ottanta ha messo su un bel teatrino trash in grado di intrattenere discretamente.
- Il suo mondo. Ryan Murphy ha le idee chiare (ma quando deve distruggere qualcosa ci va giù pesante... tipo devastare gli ultimi AHS). I meccanismi sono più o meno sempre gli stessi degli show precedenti: personaggi sopra le righe, cantanti e feticci, cliché, moda e secchiate di trash. Funziona? Per ora sì. Può far schifo a qualcuno? Ovviamente. 

Piaciute meno

- Personaggi. Okay, siamo solo alle prime tre puntate, ma la caratterizzazione mi sembra un po' campata per aria, fatta eccezione per il personaggio di Emma Roberts, che interpreta la gnocca riccona che gioca a fare la "mejo de tutti". Il belloccio Diego Boneta (quello di Rock of Ages, avete presente?) pare essere lì per caso, per non parlare di alcuni volti noti (mi riferisco ad Ariana Grande e Nick Jonas... ma sorvoliamo). Ho trovato migliori alcuni personaggi di contorno rispetto a coloro che dovrebbero essere i veri protagonisti. Ma per questo c'è tempo.
- Recitazione. Salvo Emma Roberts, non ho notato un cast ispirato. Jamie Lee Curtis arranca, e se non fosse per l'esperienza sarebbe davvero in un bel casino. Non bocciata, ma rimandata. 

Per ora è tutto. Una via di mezzo tra Glee e American Horror Story, ma senza la parte musical. Messa così fa venire la pelle d'oca, ma date un'occhiata, magari scoprite un genere nuovo e rimarrete folgorati. Un consiglio a Murphy? Meno AHS e più Scream Queens.

mercoledì 30 settembre 2015

Inside Out

Finalmente trovo un po' di tempo per scrivere di Inside Out. Ormai è al cinema da un po'; apprezzatissimo e chiacchieratissimo. L'ho adorato e queste sono le cose che mi sono piaciute e piaciute meno del capolavoro Disney-Pixar diretto e ideato da Pete Docter

Piaciute

- Costruzione dei personaggi e senso del luogo. Regista e artisti in grande spolvero. Concettualmente, uno dei migliori film d'animazione realizzati nell'ultimo periodo. È palese come nulla viene lasciato al caso e come le idee siano state letteralmente coccolate e messe al servizio di disegnatori e animatori. Uno sviluppo visivo che, a memoria, non ricordo in nessun'altra produzione disneyana. L'universo astratto che corrisponde alla mente di una ragazzina colpisce in pieno il cuore dello spettatore. 
- Storytelling. Sicuramente un film innovativo, almeno nel campo dell'animazione. Per come la vedo io, un ibrido, un miscuglio ben assortito, una via di mezzo tra film, documentario e realty show. Strati su strati di genialità, con diversi spunti di riflessione. 
- Musiche. Michael Giacchino in perfetta sintonia con l'atmosfera. Alcune note e pause ben piazzate mi hanno ricordato frammenti della stupenda colonna sonora di Lost
- Doppiaggio italiano. Molto buono, apprezzabile soprattutto la recitazione fatta per Tristezza e Gioia. 
- Messaggi. Inizialmente, la storia di Inside Out vedeva come protagonisti Gioia e Rabbia. Non so quali erano le intenzioni, ma sono felice che alla fine sia stata scelta la coppia Gioia e Tristezza. Sono due emozioni complementari, imprescindibili. Ho apprezzato molto il trattamento riservato a Tristezza. Ho provato pena per il personaggio, l'ho sostenuta dall'inizio alla fine e il modo in cui influenza benevolmente le altre emozioni e la vita della piccola Riley - sballottata dal Minnesota a San Franschifo! - è astutamente perfetto e giusto. 

Piaciute meno

- Bambini tagliati fuori. Inside Out è un film profondo e con diverse chiavi di lettura. Mi ha colpito sentire molti bambini in sala sbuffare per la noia e chiedere ai genitori di andare via. Mi ha colpito non sentirli ridere per niente. Per cui sì, credo che i più piccoli sono stati tagliati fuori. Inconsapevolmente. 


Non vedo l'ora di rivederlo in home video. Nel frattempo, riempirò i miei momenti feels con le musiche, canticchiando con i miei amici immaginari che non sono ancora spariti. 

Il mio tributo a Gioia e Tristezza

mercoledì 23 settembre 2015

Birdman

Arrivo tardi. Ho i miei tempi. Mi piace rispettarli.

Recuperare Birdman è stato un piacere. Ammirare attori in gamba, il virtuosisimo tecnico, i dialoghi sferzanti. Tanta roba! Ma bando alle ciance, arrivo subito al punto. Ecco le cose che mi sono piaciute e quelle che mi sono piaciute meno di Birdman


Piaciute 

- Recitazione. Povero cast! Attori spremuti, costretti a convinvere con l'ansia, il terrore, non potento mai sbagliare. Bravi, eccezionali. E ispirati, pure. Emma Stone una spanna su tutti (ma questo lo scrivo solo perché l'adoro).

- Regia. Strettamente collegata con la sceneggiatura. La (le) ripresa(e) in piano sequenza è(sono) stata(e) impeccabile(i). Prima di tutto perché se n'è fatto un uso intelligente, secondo perché si presta perfettamente a una storia come Birdman. La sensazione di assistere a un flusso continuo, riflesso della realtà; il muoversi con gli attori; l'effetto "assenza di montaggio" e il passaggio dal giorno alla notte; la concezione del Tempo e dello Spazio e un mucchio di altre micro percezioni. Che ve lo dico a fare? Guardatelo.

- Concetto/trama/morale. Birdman non fa morale, nel senso che in primo luogo è lì per raccontare una storia, la carriera di un personaggio. Il resto è un riflesso, una conseguenza - o almeno, è quello che lo spettatore è spinto a credere. I messaggi infatti non mancano, anzi. Si fa satira, si sputa in faccia alla società ogni due battute, descrivendo la mediocrità che ci sta divorando, lenta e inesorabile. Ma Birdman è soprattutto amore. Accettare ogni conseguenza, seguire il flusso. Volare, riscoprire se stessi, senza possibilità di tagliare, cancellare, montare momenti più belli eliminando quelli brutti.
Se non lo avete visto, o se volete rivederlo, provate a guardare Birdman in silenzio, magari con nessun altro in casa. Proverete un sacco di sensazioni in più rispetto la visione al cinema. Da soli, davvero, provate. E se siete in vena di seghe mentali è l'apoteosi.

- Piano sequenza. Se n'è parlato molto, prima e dopo l'uscita del film. A me il piano sequenza piace tantissimo. Mette a dura prova gli attori (e non solo) ma se fatto a puntino, il risultato è favoloso. Non a caso uno dei miei film preferiti è Nodo alla Gola di Alfred Hitchcock; con i mezzi dell'epoca Alfy ne fece un capolavoro. In Birdman si passa attraverso le finestre, si superano porte, si cammina lungo corridoi e si arriva fino al palco del teatro, per non parlare della vita dietro il sipario. Complicazioni tecniche, ma che spettacolo! 

- Musica. Il ritmo è scandito perlopiù da assoli di batteria jazz. L'autore si chiama Antonio Sanchez. Follia ed equilibrio al contempo. 


- Emma Stone. Sta là, si vede poco, ma sta là e quando è il suo turno il momento è solenne. Vagamente, ma molto vagamente, mi ha ricordato il personaggio interpretato da Gwyneth Paltrow ne I Tenenbaum; si chiamava Margot, ma era molto più emo rispetto a quello della Stone. 
Ecco, voglio dirlo. Se Birdman è meraviglioso, è anche grazie alla presenza di un paio di occhi grandi come arance. 


Piaciute meno
- Non ce ne sono. Paradossalmente direi lo stesso piano sequenza, perché nei primi venti minuti ti prende alla testa e vuoi che finisca il prima possibile, ma fa tutto parte dello spettacolo. Sensazioni, capito? Sensazioni!
È più o meno tutto. Birdman è un'esperienza che va vissuta, a prescindere dagli spunti di riflessione e dagli Oscar. L'ho guardato al momento giusto, proprio quando ne sentivo il bisogno. Perché non c'è niente di più intenso che vivere una storia rispettando i tempi.

Un paio di occhi grandi come arance


martedì 15 settembre 2015

Cos'è DRC - Dark Rock Chronicles?

Prima di tutto è bene iniziare dalla sinossi ufficiale.

I DRC sono uno sgangherato gruppo rock che districa la sua esistenza tra tentativi di ingaggio nei locali e quotidianità, fatta di musica, furti e donne da conquistare. A scombinare tutto ci pensa un demone dal passato glorioso. "6 anime di 6 musicisti per 6 strumenti musicali"; questo quello che reclama dai ragazzi. La band è così costretta a partecipare alle epiche battle del "Torneo dei Rock Guerrieri", dove gli strumenti diverranno vere e proprie armi letali, in una lotta all'ultimo sangue tra metallari mal assortiti, improbabili coppie country e draghi più o meno addomesticati! Peccato che i DRC non possiedano né la strumentazione adatta, né la preparazione adeguata.
È passato qualche anno. Dark Rock Chronicles è stato il mio romanzo d'esordio, pubblicato da Plesio Editore. Ora siamo (io, editor ed editore) a lavoro su un altro capitolo della saga. Sono molto contento del contenuto, della nuova storia e soprattutto dei nuovi personaggi. Spero di trasmettere lo stesso entusiasmo ai lettori!
Ma che cos'è DRC? 
Se non ci fosse la sinossi non so se sarei in grado di spiegare cosa sia, per me, Dark Rock Chronicles. È un progetto nato per caso, da un capitolo scritto di getto piuttosto breve e condito da qualche battuta divertente, per poi prendere corpo e diventare storia, romanzo e infine oggetto... carta stampata. Prima dell'uscita ufficiale c'è stato un passaggio intermedio molto importante. Con Dark Rock Chronicles ho infatti vinto il Content Factory di Lucca Comics & Games. Ecco, da lì è arrivato tutto il resto, pubblicazione italiana, inglese e il seguito - progetto che mi ha tenuto impegnato negli ultimi anni e che uscirà prossimamente.
Okay, okay, ci sto arrivando. Cos'è DRC? Da autore l'ho vissuto in diversi modi. È stato - e continua a esserlo! - un'esperienza senza limiti, non solo capitoli e dialoghi. A me fa piacere che sia andato bene, che sia stato apprezzato; sono umano, direi una bugia se dicessi che non mi importa del giudizio dei lettori e che scrivo solo per me stesso. La scrittura è condivisione, così come qualsiasi forma d'arte. Il rapporto con i lettori è un legame meraviglioso, che già da solo ripaga tutta la fatica che ci vuole per scrivere e arrivare alla fine e battere sulla tastiera l'ultima parola. 
"Un libro che non si limita ad essere un insieme di carta sporca di inchiostro ma bensì che si spinge oltre, coniugando diversi mezzi di comunicazione per coinvolgerci in un mondo crudo in cui, come nella realtà, bisogna lottare strenuamente per i propri sogni. 
Se ci si arrende è un po' come morire... Ma con molto più sangue e riff"  
- Orgoglio Nerd -

Ho scritto DRC con l'intenzione di creare una storia con protagonisti un gruppo di ragazzi, mettendoci dentro tutte le mie passioni e tutte le mie influenze. Nient'altro. Solo successivamente ho iniziato a pensare un po' più in grande, studiando trama e sottotrame a tavolino, incastrando diversi particolari. Il mondo che ho creato per DRC è simile al nostro, fatta eccezione per elementi soprannaturali e altre cosette piuttosto bizzarre. La musica fa da fulcro, tant'e che nella storia si parla di un mitico e antichissimo Torneo dei Rock Guerrieri; una kermesse senza esclusione di colpi! 
Sono molto fiero di ciò che ho realizzato, semplicemente perché mi rispecchia in tutto e per tutto. Scrivendo il secondo libro ho dato più respiro all'ambientazione, arricchendo la trama con nuovi personaggi e nuove meccaniche. Non ci sarà più il Torneo - anche se non mancheranno le mitiche battle rock! - ma un luogo misterioso, un college solo per veri rocker. Tuttavia le avventure sono fatte per essere complicate, quindi non aspettatevi lezioni noiose alla lavagna o professori svogliati. Succederanno molte cose, divertenti e terribili. 

Credo sia arrivato il momento di fermarmi. Probabilmente non ho proprio dato una spiegazione precisa e ho finito per confondervi le idee. O stuzzicare l'attenzione. 
Se vi va di dare un'occhiata a DRC ecco un breve elenco con alcuni link utili.
Per adesso vi ringrazio, augurandovi buona lettura. LET'S ROCK! 
***
Da 14 al 21 settembre 2015, la versione digitale di Dark Rock Chrnonicles è disponibile in promozione su tutti gli store online (tra cui Amazon e Mondadori Store) al prezzo di 1.99 €. 

La versione cartacea la trovate sul sito dell'editore Plesio, in libreria (se non lo trovate potete richiederlo) e sempre sui principali store online. 

Completamente gratuito, invece, un ebook che ho scritto e pubblicato lo scorso anno. Si intitola Il Torneo dei Rock Guerrieri o il Ritrovamento del Drago e lo trovato su questo Issuu.

Queste invece è la pagina Facebook di Dark Rock Chrnonicles
E la pagina Goodreads.

lunedì 14 settembre 2015

Over the Garden Wall

Ho scoperto questa serie animata grazie a Tumblr. Mi incuriosiva, l'ho provata ed è stato subito amore! Non sapevo cosa aspettarmi, e fino alla fine, fino all'ultima scena sono rimasto con il fiato sospeso. Sono ancora molto emozionato, perché ho finito di guardare poco fa il decimo episodio.

Se dovessi descriverlo in poche parole direi che Over the Garden Wall è un viaggio e un'esperienza. Non voglio dire nulla sulla trama, molto semplice ma narrata in maniera pressocché perfetta. La struttura ricorda quella di una fiaba, e difatti lo è, con una sostanziosa influenza del genere dark fantasy. Lo stile grafico è molto particolare. Ci sono alcune scene in chiaro scuro veramente noteli. Il character design non è sempre eccelso, ma lo si apprezza man mano, familiarizzando con forme e animazioni sintetizzate all'estremo. Fondali e colori sono incantevoli.

Adoro le storie per bambini e ragazzi. In quello che scrivo c'è tutta l'influenza di progetti come Over the Garden Wall. L'amore è scattato proprio per questo; dieci episodi di dieci minuti ciascuno in cui c'è tutto quello che cerco in un'opera di fantasia. 

Ho iniziato a vedere la serie in italiano, guardando i primi quattro episodi, per poi proseguire con quelli in originale. Non voglio alimentare polemiche (anche perché non me ne può fregare di meno), ma se avete un po' di dimestichezza con la lingua anglofona, guardate Over the Garden in originale. Io non ho molta esperienza e non riesco a parlare né a scrivere fluentemente in inglese, ma con l'audio e i sottotitoli originali non ho avuto alcun problema. Dico questo perché l'edizione italiana snatura l'opera, stuprando i personaggi, i dialoghi e l'atmosfera. Solitamente chiudo un occhio su questa roba, ma guardare e sentire i primi episodi doppiati in italiano mi ha traumatizzato. Basta sapere che nella versione originale Wirt e Greg, i due protagonisti, sono doppiati da Elijah Wood e Collin Dean.

Ora voglio informarmi e conoscere tutto su questa meraviglia! So che è ispirata a un cortometraggio del 2013 di Cartoon Network dal titolo Tome of the Unknown. Quando ne saprò abbastanza ritornerò a parlare di Wirt e Greg! Per adesso un saluto e attenti all'oscurità. 

Se amate il fantasy, Halloween, le avventure nei boschi, i musical, i personaggi un po' creepy stile Studio Ghibli e il nonsense questa miniserie animata fa decisamente per voi.

Electa Young arriva in libreria

Mondadori Electa forte del successo e del prestigio acquisiti con il marchio ElectaKids, dedicato ai più piccoli e contraddistinti da un’alta qualità del prodotto e dal forte spirito divulgativo ed educativo, lancia il marchio ElectaYoung.

Lo scopo è quello di ampliare il bacino dei propri giovani lettori scommettendo sulla fascia di età che sta leggendo sempre di più in Italia. Nel panorama dell’editoria italiana infatti nel 2014 il comparto young è cresciuto del 58% rispetto al 2013 e nel 2015 la crescita sta continuando, con un aumento del 6,5% rispetto al 2014 (nel periodo gennaio-giugno).

Il programma editoriale di ElectaYoung si articola su acquisizioni da estero e creazioni proponendo storie accattivanti, di facile presa sul pubblico giovane. I temi sono quelli cari agli adolescenti: le passioni, l’amore, le relazioni familiari e sociali in genere, l’interazione con i propri coetanei, la scoperta delle proprie inclinazioni e così via. Nessun limite di genere, si cercherà infatti di esplorare ogni formula: dal fantasy al paranormal romance thriller, dal diario intimo al racconto d’avventura, alla storia romantica.

La collana esordisce nel 2015 con quattro titoli, in uscita il 22 settembre: Drow di Simon Rowd, primo libro di una trilogia fantasy; Un giorno ci incontriamo di Paola Zannoner, racconto ambientato nell’era dei social network; Scomparso di Ferdinando Albertazzi, un noir sul rapporto genitori-figli; Un salto grande un sogno di Valentina Camerini, una storia di passione e agonismo nell’ambito della ginnastica ritmica.

Tra i libri previsti per il 2016: Lascia che accada di Amber L. Johnson, una storia di amore e diversità; Irena, la mamma del ghetto di Daniela Palumbo, ispirato alla vera storia della donna che salvò 2000 bambini dal ghetto di Varsavia; Trinax il gladiatore senza passato di Giuseppe Rudilosso; e John Engel. La guerra degli angeli di Angelo Licata e Roberto Pretti.


DROW

autore: Simon Rowd

editore: Mondadori Electa

collana: ElectaYoung

pagine: 406

in libreria: 22 settembre 2015

prezzo speciale per il primo libro della trilogia: euro 12,90

Isbn: 9788891804884




“Gli umani non possono sapere. Immagina cosa accadrebbe”


Esce ora per la nuova collana ElectaYoung Drow, il libro d’esordio di Simon Rowd, che ha raggiunto grande successo con il self-publishing online ed entra adesso a far parte di una grande casa editrice. Drow è il primo libro di una trilogia che mira a fondere in sé due generi letterari, il paranormal romance e il thriller, mischiando i toni dark e romantici del primo con l’azione e la suspense del secondo. Protagonisti, per la prima volta in un fantasy contemporaneo, gli elfi oscuri.

Eric Arden, studente universitario, vive inconsapevole dell’origine dei suoi poteri: vede perfettamente al buio e ha capacità superiori a qualunque essere umano. Nasconde le sue straordinarie abilità per non sentirsi diverso, ma è tormentato da un istinto aggressivo che non riesce a dominare. Un istinto legato in qualche modo all’incubo che tormenta le sue notti: una visione oscura da un passato ignoto, parte del segreto che da sempre porta dentro di sé. È l’istinto dei drow, gli elfi oscuri, razza cui non sa di appartenere, rinnegati e perseguitati dagli elfi, che hanno perso nei secoli i tratti fisici che li contraddistinguono e popolano la terra confondendosi tra gli umani. La sua vita cambia per sempre il giorno in cui, in università, incontra Sophie e Jimmy, due ragazzi legati da una profonda amicizia. L’attrazione tra Eric e Sophie è immediata e cresce di giorno in giorno, spingendo Eric ad aprirsi fino a un passo dal rivelarle i suoi inspiegabili poteri: una passione travolgente che nemmeno una guerra invisibile tra razze secolari riuscirà ad arrestare. Davanti a Eric si schiuderanno le porte di un mondo sconosciuto. Un mondo cui scopre, suo malgrado, di appartenere e che lo trascinerà, in un crescendo di suspense e adrenalina, di fronte ad una scelta destinata a cambiare per sempre la sua vita: accettare la sua vera natura o combatterla per la ragazza che ama.

Simon Rowd è un giovane scrittore appassionato di narrativa thriller e fantasy. L’idea di fondere questi due generi lo porta, nell’aprile 2014, ad autopubblicare il suo romanzo d’esordio, Drow, che in breve tempo scala le classifiche online e conquista migliaia di lettori grazie al passaparola. Per il successo ottenuto, nel 2015 viene notato da Mondadori Electa, che lo pubblica ora in anteprima nella collana ElectaYoung. Drow è il primo romanzo dell’omonima trilogia.





 SCOMPARSO


autore: Ferdinando Albertazzi

editore: Mondadori Electa

collana: ElectaYoung

pagine: 132

in libreria: 22 settembre 2015

prezzo: 14,90 €

Isbn: 9788891805515


“Diamo troppo facilmente per scontate un sacco di cose”

Per la nuova collana ElectaYoung esce Scomparso, un noir di Ferdinando Albertazzi.

Capita che gli adulti non colgano i segnali del disagio dei ragazzi, neppure se questi li lanciano proprio per vedere “l’effetto che fa”. Ѐ ciò che succede con Bobo, sedici anni, estroso e brillante con i compagni, ma afflitto dalle inadempienze dei genitori, una madre egocentrica e un padre assente.  Così le pressanti domande che gli frullano per la testa non trovano risposte e il ragazzo vive una lacerante crisi di identità.

Quando Bobo scompare, a casa e a scuola si scatena il panico. La mamma Ivana corre al commissariato per denunciarne la scomparsa, ma si rende conto che non ha indizi: non riesce nemmeno a ipotizzare dove potrebbe essere suo figlio, a descrivere i suoi interessi, le sue passioni, i suoi bisogni. Insomma, non lo conosce.
Sotto la lente del commissario Zanella, incaricato delle indagini, finisce subito Diego, il suo migliore amico: sorpreso e angosciato come gli altri, oppure capace di nascondere la verità? Molte domande rimangono senza risposta per il commissario, che raccoglie indizi anche a scuola, tra i professori, finendo però sulla pista sbagliata.
Un noir dall'esito spiazzante, come lo sono spesso i turbamenti degli adolescenti. E un libro che solleva domande cruciali sulle odierne relazioni tra genitori e figli.


Ferdinando Albertazzi, torinese di Bologna, firma per i bambini la fortunata serie di Camilla (Il Battello a Vapore), tradotta in diverse lingue. Per i ragazzi ha scritto i noir Doppio sgarro (1998), Il correttore di destini (2006), Il bonificatore di cuori (2008), Il ClanDestino (2011) e Killerscoop (2012). Per Tuttolibri, settimanale della “Stampa”, cura una rubrica di letture per i giovani e collabora inoltre ai periodici specializzati “Il Pepeverde” e “MondoErre”.





 UN GIORNO CI INCONTRIAMO


autore: Paola Zannoner

editore: Mondadori Electa

collana: ElectaYoung

pagine: 156

in libreria: 22 settembre 2015

prezzo: 14,90 €

Isbn: 9788891803917



Per la nuova collana ElectaYoung esce il romanzo di Paola Zannoner Un giorno ci incontriamo.

Sara frequenta la scuola alberghiera, vive in un piccolo centro ed è una frequentatrice dei social network, grazie ai quali sperimenta ciò che non riesce a vivere nella sua piccola realtà: incontri, confronti su libri e film, conoscenza di nuove tendenze, oltre che amicizie allargate e persino l'amore. Come molti suoi coetanei, affida alla rete le sue considerazioni, i sentimenti, i desideri ed è qui che incontra Ivan, un ragazzo della sua età che come lei frequenta una fanpage su una saga letteraria. A differenza di Sara, Ivan vive in una grande città, dove dovrebbero esserci maggiori opportunità di incontri e di scambi tra le persone, ma trasferisce sulla rete la sua insicurezza relazionale. Nonostante le webcam e skype diano agli amici una parvenza di realtà, “un giorno ci incontriamo” è il leitmotiv dei rapporti a distanza, che Sara e Ivan faticano a concretizzare. «Ci parliamo sempre, ormai ci conosciamo benissimo, e siamo innamorati!», racconta entusiasta ai genitori esterrefatti. L’amore rimane a lungo virtuale, finché un giorno qualcosa cambia. Una romantica storia d’amore tra adolescenti, che rivela però anche i lati oscuri dei social, come i finti profili personali o il timore degli adescamenti, invitando giovani e adulti a una riflessione sul modo corretto per interagire virtualmente. Il racconto di Paola Zannoner, autrice consolidata ed esperta di tematiche adolescenziali, tocca un tema che oggi coinvolge molti ragazzi e preoccupa altrettanti genitori, quello di un progressivo allontanamento dai rapporti reali da parte di coloro che affidano alla rete le speranze, i sogni, ma anche le proprie incertezze, e le difficoltà nelle relazioni reali.

Paola Zannoner vive a Firenze. Scrittrice, blogger, consulente bibliotecaria, è una delle scrittrici italiane più amate dai ragazzi. Ha all’attivo più di venti romanzi, oltre a racconti, serie per bambini, testi educativi e guide per insegnanti. Tra i suoi bestseller: Voglio fare la scrittrice, La linea del traguardo (premio Bancarellino), La settima strega e la serie La banda delle ragazzine. Tra i più recenti, Zorro nella neve (finalista al Bancarellino 2015). Paola incontra spesso i suoi lettori nelle scuole e nelle biblioteche, e tiene conferenze sulla lettura. Ha un blog, paolazannoner.wordpress.com, e la pagina facebook.com/paola.zannoner.



 UN SALTO GRANDE UN SOGNO


autore: Valentina Camerini

editore: Mondadori Electa

collana: ElectaYoung

pagine: 116

in libreria: 22 settembre 2015

prezzo: 14,90 €

Isbn: 9788891803146


“Afferro la sacca e mi cambio velocemente sotto le luci al neon dello spogliatoio vuoto: body verde acqua a maniche lunghe, scaldamuscoli. Prendo il mio nastro, rosso fuoco. Lo stringo forte. Sono pronta. O, almeno, è quello che mi ripeto.”


Per la nuova collana ElectaYoung esce Un salto grande un sogno, un romanzo di Valentina Camerini


Alice ha 15 anni e una passione, la ginnastica ritmica. Una mattina squilla il telefono e si avvera il suo sogno più grande: l’allenatore della Star Unit, l’associazione delle atlete migliori, la vuole in squadra per partecipare al Gran Torneo di Parigi. La sceglie dopo averla osservata bene negli ottimi risultati delle ultime gare, e l’infortunio dell’atleta di punta Nadia, costretta al ritiro, rende libero un posto proprio per lei. Inizia così un’avventura agonistica carica di entusiasmanti prospettive. Alice si trasferisce con le sue compagne nell’appartamento della Federazione, e tutti i giorni dopo scuola va in palestra ad allenarsi. La strada è tutta in salita, ma Alice ha tanta grinta. Ben presto però il sogno si scontra con la realtà. Competitività, rivalità e invidie tra le compagne frenano lo slancio di Alice, che vede vacillare e sue certezze, anche per il rancore che manifesta nei suoi confronti Martina, migliore amica di Nadia, che proprio non riesce a sopportare il fatto che qualcuno abbia preso il suo posto. Poi Alice in allenamento conosce il compagno di squadra Mattia, del quale si innamora, che la mette subito a suo agio dandole importanti consigli e aiutandola ad arrivare alla gara nel migliore dei modi. Al suo fianco Alice riesce ad affrontare con un altro spirito le sfide agonistiche e le avventure della trasferta a Parigi.

Valentina Camerini è autrice di narrativa ragazzi e sceneggiatrice. Ha firmato Il manuale d’amore per la ragazza postmoderna (2012), Le storie del sorriso (2012), Il secondo momento migliore (2014), e la fortunata serie dei manuali di Violetta, per Disney.



 fonte: comunicato stampa


martedì 8 settembre 2015

Sense8, finale

Ieri ho finito di vedere la prima stagione di Sense8. Mi ricollego al post che ho scritto qualche giorno fa per dare un giudizio più completo a questa serie originale Netflix ideata da Lana e Andy Wachowski (Matrix, Cloud Atlas).

Sono rimasto molto soddisfatto. Un bel finale - ansiogeno e intricato - ha chiuso in bellezza il primo ciclo, aprendo scenari davvero interessanti in prospettiva seconda stagione, annunciata qualche settimana fa. La particolarità che definisce Sense8 è indubbiamente la presenza di personaggi molto diversi tra loro; prendendoli singolarmente non c'azzeccano niente uno con l'altro, eppure il legame che scoprono e coltivano è fortissimo. L'aiutarsi a vicenda, sentire le paure dell'altro, condividere la rabbia, innamorarsi...
Si parla di connessioni mentali, emozionali. Empatia, lo stesso stato d'animo che coinvolge lo spettatore. Guardando i singoli episodi verrà spontaneo riflettere e osservare se stessi dall'interno, chiedendosi perché le emozioni non si possano comandare, rifiutare o cancellare. Oppure domandarsi se evitare di esternare sentimenti, mentendo, faccia bene o è solo un ottimo modo per ammazzare l'anima.

Sense8 ci parla soprattutto di stati emotivi, facendolo con un'intensità incredibile, talvolta molto cruda. D'altra parte la realtà è così, lo dice Sun in una delle ultime scene dell'episodio undici.



"Così è la vita. Paura, rabbia, desiderio... e amore. Smettere di provare emozioni, smettere di volerle provare, è sentire la morte". 

Non c'è retorica in Sense8. Parlare di emozioni è difficilissimo, proprio perché la linea tra retorica e verità è sottile, imperfettibile. Ci sono molte scene e molte frasi che mi hanno colpito, e non le elencherò tutte. Da spettatore, posso dire di essere stato coinvolto, totalmente coinvolto nella cerchia degli otto protagonisti.

Ora sono molto curioso di vedere cosa accadrà nella seconda stagione. Mi aspetto una parte più di rilievo per il cattivone, Whispers; difatti la trama orizzontale rimane un po' ancora un po' sfocata. Mentre per il resto attendo conferme. Il cast è in gamba, visibilmente ispirato, come tutta la produzione.
Non mi sento di aggiungere altro, se non di consigliare a tutti la visione. 





lunedì 31 agosto 2015

Sense8, giro di boa

Ieri in tv c'era Lupin, la nuova serie, famosa soprattutto per la sigla cantata da Moreno. Ero deciso a evitare di assistere al tartassante e pietoso spot in sovraimpressione di Mediaset Premium che ogni tre per due ricorda di abbonarsi perché sì.
 
E così, ovviamente, ho continuato a vedere Sense8. 
Come da titolo, sono al giro di boa. Metà serie è andata e ora voglio soltanto condividere il mio entusiasmo, che spero di conservare fino alla dodicesima e ultima puntata. Mi piace, perché ci sono dei personaggi interessanti, che è quello che mi importa di più quando guardo qualcosa, al di là della trama. 

Ho iniziato a seguire Sense8 tra un rewatch di Lost e l'altro. Viene da sé, in modo molto naturale, paragonare le due serie. Le cose in comune sono diverse, e non parlo della presenza di Sayid/Jonas e delle due protagoniste coreane che condividono il nome "Sun". 
Sia Lost che Sense8 parlano allo spettatore attraverso le esperienze di un folto numero di protagonisti, il che è spesso un bene e fonte di ispirazione per i fan. I personaggi hanno paura, sono costantemente in bilico, spaventati e incastrati tra realtà e... altre percezioni, diciamo così. 
 
Quel che mi aspetto di vedere, e allo stesso tempo mi preoccupa di Sense8, è la trama orizzontale. Al momento non ce n'è una - o meglio, si può intuire qualcosa. Immagino sia presto, ma vorrei che decollasse. Se dovessi trovare un difetto è proprio la lentezza. All'inizio di una serie ci sta e può essere giustificata, ma un certo punto c'è bisogno di sbloccarsi, giusto? 

Dicevo, i personaggi. Alcuni sono veramente fantastici. I miei preferiti per adesso sono Riley, Nomi e Sun. Sì, tutte donne, perché i maschietti stentano un po', Lito a parte.

Be', continuerò e ne riparlerò alla fine della prima stagione. Per ora, un bel prodotto di intrattenimento. 

Sense8 è schietto, senza censure, intelligente. Passa da momenti di pura ansia ad altri più leggeri, da nudi integrali a sensualissime "ammucchiate".



mercoledì 26 agosto 2015

Il mio altrove


Ecco una delle cose che ho scritto in questo periodo. L'ho riletta solo un paio di volte. Mi andava di condividerla qui. Non è un racconto, non troverete una trama. Nessun inizio, nessuna fine. Per me è stato un po' come sfogarmi, fare esercizio e mettere per iscritto qualche pensiero contorto. Il trailer di Suicide Squad ha contribuito all'ispirazione.  Sono due parti. In realtà avrei dovuto continuare ma ho deciso di fermarmi qui. Due scene.




L’erba rigogliosa della collina era tinta dalle accese sfumature del cielo al tramonto. La sera era sempre più vicina e il sole offriva volentieri, secondo dopo secondo, il suo posto alla luna. La ragazza aveva gli occhi chiusi, la schiena a contatto con la terra e le braccia lungo i fianchi.
«Questa non è casa mia» farfugliò tra sé.
Il suono delle parole precedette di poco l’arrivo di una figura alta e snella.
«E perché no?»
La ragazza con gli occhi chiusi si sollevò di scatto, poggiandosi sui gomiti. Aveva la pelle chiara, un paio di occhiali dalla montatura spessa che cadevano scomodi sul naso e un intrico di capelli ramati. Aperti, gli occhi erano di una tonalità dorata. Grandi, luminosi e spaventati. «Perché non c’è nulla di familiare» rispose con voce tremante. «Ci conosciamo?»
La sagoma sottile apparteneva a una donna. Osservandola con più attenzione si poteva notare che era molto giovane, nonostante le forme del corpo facessero intendere diversamente. L’inganno era prodotto anche dal camice che indossava, uno di quelli bianchi immacolati da medico, con un taschino dal quale spuntava una penna e un fazzoletto.
«Sono la dottoressa Quinzel» spiegò la donna, ma scoppiò subito a ridere. Quindi la ragazza con gli occhiali si mise in piedi, strabuzzò gli occhi e fece un passo indietro.
«Ti chiedo scusa, non volevo mancarti di rispetto» chiarì la dottoressa alzando le mani sopra la testa.
«Rispetto?»
«Sì, quella cosa che dà fastidio a molta gente, me compresa» rispose la Quinzel arrotolando all’indice della mano destra una ciocca di capelli. La chioma era scompigliata, di un biondo spento, con sfumature azzurro e viola pastello appena accennate sulle punte.
«Qual è il tuo vero nome? Cosa vuoi da me? Ora non si può nemmeno stare un po’ in pace…»
La Quinzel sorrise e spalancò gli occhi, come se fosse l’unica reazione possibile in risposta alla collera e al nervosismo manifestato dalla ragazza con gli occhiali.
«Harley. Adesso mi chiamano tutti Harley».
Le due si osservarono a vicenda per qualche secondo senza aprire bocca, mentre il sole cadeva pigro dietro l’orizzonte.
«Juliet. Il mio nome di sempre».
«Mi piace!» commentò entusiasta Harley, così afferrò la mano di Juliet e la baciò, sfiorandone il dorso con le labbra.
Non essere a proprio agio è una cosa molto spiacevole. È l’imbarazzo. Ci fa sentire impacciati, indifesi e piccoli. Sparire è l’unica cosa a cui pensiamo in quel preciso momento, come pure desiderare che la situazione cambi immediatamente.
Juliet non sparì, né cambiò qualcosa nei minuti che seguirono; perché Harley, sorridente ed equivoca, non aveva alcuna intenzione di andar via, scendendo dalla collina.
«Non sei una dottoressa. Se non ti dispiace vorrei rimanere qui ancora un po’».
«Questo è magnifico!» esclamò Harley con una piroetta.
«Da sola» puntualizzò Juliet.
«Questo decisamente no» rispose Harley, portando verso l’esterno il labbro inferiore.
L’espressione della giovane donna poteva ricordare una bambina non più grande di sette anni, viziata e anche un po’ discola.
«Sparisci» disse Juliet, accigliata.
«Come sei ritrosa. Sei adorabile, lo sai? Sì che lo sai. LO-SAI!» gridò Harley scalciando l’aria. Da sotto il camice spuntarono le gambe sottili, fasciate da leggings variopinti e sdruciti.
Juliet sbuffò. «Mi stai spaventando» spiegò cincischiando con le dita. Gli occhi dorati iniziarono a riempirsi di lacrime, ad arrossarsi. Sbirciavano da sopra le lenti degli occhiali spessi, esaminando l’incedere di Harley. «Non so chi sei. Io ti… Per favore, allontanati. Va’ via!»
«Paura?» strillò la non-dottoressa facendo un occhiolino. «E non ho ancora tirato fuori la pistola!»
Juliet portò le mani in avanti, determinata a mantenere le distanze, ma il disagio che manifestava non faceva altro che infondere a Harley più coraggio. Cosa aveva fatto di male per ritrovarsi a combattere una persona tanto invadente quanto morbosa? Cosa aveva attirato lì, ai confini del mondo, quella sconosciuta?
«Senti, mi stai facendo innervosire. Se non te ne vai subito giuro che…»
«Scappi? Ti metti a urlare? Chiami il Pipistrelluccio muscoloso? Lui non c’è! È morto stecchito» disse Harley allargando il sorriso.
«Ma che diavolo…?»
Le parole di Juliet si strozzarono in gola, bloccando il flusso d’aria e le corde vocali. Goccioline di sudore iniziarono a imperlare la fronte lucida, colando lungo le tempie e finendo per rigare le guance arrossate.
Harley stringeva in pugno una pistola dalla canna lunga e lucente. L’aveva estratta rapidamente dalla tasca interna del camice e la puntava dritta alla bocca di Juliet.
«Un bacio» ridacchiò Harley, «un bacio dal sapore metallico e poi il fuoco. Così: BOOM!»

Due
Statisticamente, ogni due secondi, c’è qualcuno – abitante del globo terraqueo – che maledice la vita. Ognuno ha le sue buone ragioni per farlo, beninteso, ma se ci fermassimo un attimo a riflettere capiremmo che è tutta colpa nostra. Solo nostra.
Juliet era completamente bagnata e maledisse la vita, la collina e il mondo intero. Poi anche Harley, perché sì.
«Qualcuno ti ha inviato per rovinarmi definitivamente l’esistenza?» domandò minacciosa, boccheggiando.
Harley saltellò sul posto, sventolando la pistola energicamente. «Certo che no. Te l’ho fatta! Te l’ho fatta! Piaciuto lo scherzetto?» cantilenò.
Quelle grida di giubilo resero Juliet ancora più nervosa. La maglietta che indossava era completamente zuppa, così pure il viso e i capelli, appiccicati fastidiosamente sulla fronte.
«Sei una stronza» farfugliò Juliet togliendo per un attimo gli occhiali. Il pensiero di strappare dalle mani di Harley la pistola ad acqua le fulminò la mente, ma restò sulle sue.
«Hai un ottimo autocontrollo. Perché non mi prendi a pugni?» commentò Harley, sarcastica.
«Dici?» soffiò Juliet. «Sai una cosa? Ti è andata bene. Prenderti a pugni è l’ultima cosa mi andrebbe di fare in questo momento. Ora te ne vuoi andare? Vattene. ADESSO!»
«Non posso» rispose Harley, diventando improvvisamente seria. La pistola ad acqua le scivolò dalle mani e cadde sull’erba della collina. «Sei stata tu a portarmi qui. Lo hai dimenticato?»
Il cuore di Juliet iniziò a battere un pochino più forte. Inforcò di nuovo gli occhiali e, tirando un bel respiro profondo parlò: «Non scherzare. Non ci conosciamo. Come posso dimenticare qualcuno che non ho mai visto in vita mia?»
«Sono Harley» rispose Harley stiracchiando le braccia dietro la schiena. «Ho sentito il tuo richiamo. Così eccomi qui».
L’espressione seria della non-dottoressa mandò Juliet ancora più in confusione.
«Dev’esserci un errore perché, lo giuro, non ti conosco» spiegò per l’ennesima volta Juliet. «Te l’ho detto, non aspettavo nessuno» aggiunse abbassando lo sguardo.
«Sai che non è vero. Sono stata convocata» replicò Harley, ostinata. «Non desideravi altro che me».
La luna piena illuminava la cima della collina e nient’altro. Oltre quel pezzo di terra solo un manto blu di nulla o qualcosa di più oscuro.
«Sai cos’è questo posto?» fece a un tratto Harley.
Juliet sollevò un sopracciglio e sbuffò la risposta più ovvia che potesse considerare. «Be’, una collina».
«Volevo dire» riprese Harley passando la punta della lingua sul labbro superiore, «cos’è questo posto?»
Juliet esaminò Harley dalla testa ai piedi. Le gambe sottili, il corpo elastico, i lineamenti armoniosi del viso, le ciocche dei capelli colorate. Per un attimo ebbe la strana sensazione di averla inquadrata, poi sbottò: «Me ne vado. Ciao!»
E in effetti si voltò, iniziando camminare, dando le spalle alla luna, strizzando nel frattempo i bordi della maglietta per far gocciolare l’acqua.
«Sei una delusione» strillò inviperita Harley portando le mani alla bocca. «Non si trattano così i propri desideri!»
Juliet si fermò. Non ci fu bisogno di rigirarsi perché Harley, la morbosa Harley, l’aveva già raggiunta e afferrata per le braccia. La non-dottoressa parlò tutto d’un fiato.
«Dormi. Stai sognando. Siamo nella tua mente. Sono una proiezione di uno dei tuoi desideri più ricorrenti dell’ultimo mese. Questo posto non è casa tua. È la tua testa. Sono qui. E ti amo, come volevi».

sabato 22 agosto 2015

La vita in generale, presentazione di Tito Faraci a Brindisi

Ho scoperto quasi per caso della presentazione di Tito Faraci nella mia città. 
È sempre complesso definire il quadro culturale di Brindisi, perché - sembrerà assurdo - a volte sembra quasi che qualcuno si impegni a non promuovere certi eventi come si dovrebbe. Ma non voglio dilungarmi raccontando di certe dinamiche astruse e misteriose. 

Ieri, in occasione del decimo appuntamento della rassegna letteraria "Il Segnalibro" organizzato da Feltrinelli Point di Brindisi, Tito Faraci ha presentato il suo romanzo La vita in generale (Feltrinelli 2015). L'incontro si è svolto nel caratteristico cortile dell'ex convento Scuole Pie, nel centro storico. Prima dell'inizio della chiacchierata ho avuto modo di scambiare qualche parola con Faraci. Lo seguo come lettore da diversi anni, apprezzando soprattutto le sue storie su Topolino. Gente come lui l'ho incontrata al massimo al Lucca Comics & Games, ma mai a due passi da casa. Be', è stato forte. Anche per le dediche sulla copia de La vita in generale e sul numero speciale di Topolino dedicato al compleanno di Paperino (giugno 2014). 

Com'era lecito aspettarsi, nel corso della presentazione si è parlato molto di fumetto, anche se il primo argomento di discussione è stato il romanzo, più nello specifico l'illustrazione di Paolo  Bacilieri, scoperta un po' a sorpresa da Faraci, come lui stesso ha raccontanto al pubblico e a Salvatore Vetrugno, moderatore dell'incontro, giornalista e fissato degli spoiler... 

La sinossi

Il Generale, Mario Castelli, è stato alla guida di un’azienda, ha avuto una bella famiglia, ha avuto molto dalla vita. Ora non ha più niente. La sua è stata una discesa veloce, inarrestabile, provocata da un imprevedibile tradimento. Dopo la galera, scivolare in basso è stato più facile di quanto potesse immaginare. Ora vive insieme ad altre creature notturne negli anfratti dei senzatetto, dei disperati, dei barboni. Eppure, anche lì, gli uomini e le donne con cui divide la nuova condizione di dropout gli riconoscono la naturale autorevolezza di chi sa come ci si muove nel mondo. Lo chiamano come lo chiamavano in azienda, il Generale.
Tutto procede finché la giovane Rita, che ha studiato il suo caso, si mette sulle sue tracce: vorrebbe che l’azienda paterna non fosse assorbita da una combinata franco-cinese e sa che il Generale ha le competenze per aiutarla. Bella come una regina che illumina la notte, Rita conquista la sua fiducia. Da quel momento in poi, l’avventura di Mario Castelli si muove in un teatro di pescecani, manager assatanati, gelidi manipolatori che ben conosce. Sono personaggi vecchi e nuovi, facce diventate maschere e maschere con duplice identità.
Come nella grande tradizione del teatro popolare la miseria fa ridere, come nella letteratura popolare la vendetta produce peripezie, azione e riscatto.
Frank Capra, Topolino, Totò, Il conte di Montecristo – Tito Faraci porta l’audacia delle storie dei fumetti dentro un romanzo comico-sociale vorticoso e appassionante. 

Il romanzo non ha un target preciso. Faraci ha infatti affermato che è un libro per tutti coloro che amano leggere, a prescindere dall'età. Il protagonista da lui creato ha perso tutto. "Per rinascere, bisogna prima morire. E io sono stato un uomo morto" riporta la quarta di copertina. Perché Mario Castelli, il Generale, ha preso forma e nasce da due particolari paure: il fallimento e il tradimento. Fallimento economico, il terrore di non farcela, di non poter andare avanti; tradimento di un amico, la paura di essere ferito in amicizia. 




Sempre a proposito del protagonista e dei personaggi, Tito Faraci ha dichiarato di aver lavorato molto sul ritmo e sulla costruzione del cast e di essere stato scrupoloso nelle descrizioni: "Scrivere non è descrivere, dicono in molti, ma essere in grado di farlo aiuta il lettore e non è un male". 
Attento a evitare i continui giri di parole e gli spoiler del giornalista, l'autore di alcune delle più importanti storie a fumetti del panorama italiano e internazionale ha parlato anche del bisogno di utilizzare molti personaggi per dar vita al tipo di trama de La vita in generale: "Mi ha aiutato caratterizzare in maniera netta, precisa; ho trovato utile lavorare sui nomi, anche insieme al mio editore. Molti dei personaggi sono dei senzatetto e hanno tutti soprannomi che aiutano il lettore a identificarli e a ricordarli meglio. Ce li avevo tutti perfettamente in testa, anche chi aveva poche righe di descrizione. Alcuni sapevo esattamente com'erano fatti fisicamente".

Per quanto riguarda il versante fumetto, Faraci ha parlato delle sue esperienze nel settore, del fatto che scrive molto volentieri per Diabolik e della sua formazione e ispirazione. È infatti Devil - l'avvocato e supereroe cieco della Marvel Comics - ad averlo formato e appassionato. 

Artista a scrittore a tutto tondo, Faraci ha speso qualche parola anche a proposito dei suoi prossimi progetti, uno dei quali in ambito musicale, in collaborazioe con Giorgio Ciccarelli. Dodici commeventi testi per Le Cose Cambiano, album in uscita a novembre e primo solista del chitarrista dei Afterhours: "Ho scritto questo disco. Sono molto contento perché secondo me è bellissimo. Sono felicissimo e incazzato! Perché mi dispiace comparire solo nei credits, non sarò io a cantare né a raccogliere i reggiseni lanciati sul palco" ha scherzato Faraci. 

Ho trovato l'incontro molto interessante. In alcune confessioni d'autore mi ci sono ritrovato parecchio, e laddove si è parlato di personaggi, di nomignoli e descrizioni, ho capito e avuto conferma di quanto sia duro, odioso, frustrante e bellissimo scrivere una storia.



venerdì 21 agosto 2015

Ant-Man

Finalmente ho visto Ant-Man. Il cinema estivo è un'esperienza rilassante, per certi aspetti. Fuori caldo, in sala freddo, poi il biglietto, il chiacchiericcio, l'attesa e infine il film. Ieri, sfortunatamente, ho beccato un terzetto molto maleducato. Devo dire che non mi capitava da un po'. Non me la prendo con i due bambini piccoli che Mr Rozzo ha trascinato al cinema. Parlare al telefono e mangiare come un facocero pacchi e pacchi di patatine come se non ci fosse nessun altro nelle vicinanze non è normale. 
Comunque. Il film non era male e queste sono le cose che mi sono piaciute e piaciute meno. 

Piaciute

- Presentare e caratterizzare in poche mosse un personaggio meno noto del mondo Marvel. Ho scoperto Ant-Man seguendo la serie animata degli Avengers. In quel caso era Hank Pym l'uomo formica. Un Avengers di tutto rispetto, e mi ha fatto piacere vedere come sia stato trattato in questo film, anche grazie all'interpretazine di Michael Douglas
- Trama. Sapevo di trovarmi di fronte a un heist film. È stato senza dubbio divertente, una buona scelta da parte di Marvel Studios, intelligente a non calcare troppo la mano, lasciandosi sì ispirare da tipologie alla Ocean's Twelve e compagnia bella, ma senza dimenticare di dover continuare a tirare il carrozzone del Marvel Cinematic Universe.
- Effetti visivi ed effetti speciali. Da bambino andavo matto per Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi... la scena della formica in giardino! Be', in Ant-Man è stato altrettanto forte.
- Evangeline Lilly. Sia lei che il suo personaggio avevano una voglia matta di entrare in azione. Bella, brava e assolutamente in parte. A presto, Wasp! 

Piaciute meno

- Il cattivone. Non male l'idea dell'apprendista che supera il maestro. È un meccanismo che, per quanto ormai poco originale, funziona. Apprezzabile anche l'intento di caratterizzarlo come una specie di eterno bambinone che gioca con la tecnologia e non sa bene cosa fare per la metà del tempo. Tuttavia a conti fatti non mi ha mai dato l'impressione di essere una minaccia. Ha fatto più danni il trenino Thomas gigante... 
- Il film stenta a decollare. La prima mezz'ora abbondante mi ha fatto sbadigliare, e per un attimo ho temuto il peggio. 


Questo è quanto. Alla prossima!

giovedì 20 agosto 2015

Se non si fosse capito dalle cose che scrivo sui miei profili, in questo periodo sto riguardando Lost. Ormai è da diverse settimane che sono rientrato nel loop. Dalla prima volta sono passati diversi anni, e come all'epoca è estate, il che etichetta Lost come serie tipicamente estiva, per quanto mi riguarda.

Non sono andato espressamente a recuperare le puntate sull'hard disk. È colpa di mio fratello. Io volevo vedere Sense8 e finire la prima stagione di Star Wars: Rebels (ne ho parlato: qui). Lui aveva  voglia di rivedere tutte le stagioni, io non proprio. Poi però ho iniziato a buttarci un occhio ogni tanto, e quell'"ogni tanto" presto è diventato "troppo ogni tanto", fino a quando non mi sono ritrovato incollato alla TV.

Sono molto legato a Lost. È la serie che mi ha introdotto nell'epoca moderna dell'intrattenimento da piccolo schermo, che ha segnato davvero un periodo storico e che è stato un punto di inizio per tutto ciò che è venuto dopo.

Per quanto sia stato criticato, giustamente o ingiustamente, Lost è una cosa potente. Perché quando stai male, soffri, ridi e ti disperi per le sorti dei personaggi, tutto il resto (quasi) non conta.




"Because all we really need to survive is one person who truly loves us"

venerdì 10 luglio 2015

Nessun raccapriccio!

A diversi mesi di distanza ho riaperto il file con la prima stesura di Dark Rock Chronicles 2.
Perché sta per iniziare l'editing; perché non ricordavo più cosa avevo scritto; perché ricordo di aver fatto un ottimo lavoro. 

Non mi era mai capitato di rileggere qualcosa a distanza di molto tempo e non provare neanche po' di raccapriccio. Per nulla spaventato ho riletto a saltelli diverse scene, incipit compreso. Mi rendo conto di essere migliorato, tecnicamente ed emotivamente. C'è da limare ancora qualcosa, è naturale, ma il lavoro preparatorio e progettuale del romanzo secondo me ha dato i suoi frutti - lavoro che, come ho specificato in alcune interviste, non ho fatto per #DRC 1.
Svelerò qualcosa più in là, magari accennando qualcosa riguardo la nuova trama. 

Ora incrocio le dita e aspetto l'editing. 


Alcune info:
Dark Rock Chronicles sul sito Plesio: qui
Su Amazon: qui
Su IBS: qui
Il racconto speciale (gratuito): qui 
Goodreads: qui


Ricordo che potete ordinare il libro in qualsiasi libreria fisica sul territorio nazionale. 

giovedì 18 giugno 2015

Jurassic World

Lo ammetto, avevo un po' di timore. C'erano tutti i presupposti per trasformare questo film in una tragedia. Alla fine però è andato tutto bene, Star Lord e Gwen Stacy si sono baciati e io li amo. 

Anni dopo Jurassic Park si ritorna al cinema a vedere i dinosauri. È grosso modo il meme che gira in questi giorni. Il film di Steven Spielberg ha segnato la mia infazia e quella di molta altra gente.
Entrato in sala ho fatto attenzione a una cosa. Sentivo le chiacchiere, i commenti, le congetture degli spettatori. Si parlava del "vecchio parco", non del "primo film" o del "vecchio film". È stato come tornare davvero sull'isola, tornare tra i dinosauri. È stato forte.

Ma ora tra le chiacchiere non voglio perdermi. Ecco le cose che mi sono piaciute e quelle che mi sono piaciute meno di Jurassic World:

Piaciute

- Ritornare al parco, sull'isola. Come sopra, il fatto di parlare dei film in un certo modo fa capire quanto questo franchise sia entrato a far parte dell'immaginario collettivo, volente o nolente. Jurassic World rispecchia questo aspetto. Una produzione che ha reso omaggio a uno dei blockbuster più sorprendenti di sempre. 
- Riascoltare il tema di John Williams al cinema. Ho avuto la pelle d'oca.
- La nuova tecnologia e il concept. Evidentemente c'è un abisso tra i computer e le apparecchiature del primo parco e il Jurassic World. Mi è piaciuto il design delle strutture, un misto tra vecchio e nuovo che secondo me funziona. A livello emotivo è un collegamento  tra la realtà sullo schermo e lo spettatore. Concettualmente, i blu, gli argenti, i bianchi e le trasperenze del Jurassic World sottolineano l'intraprendenza della nuova gestione, più hi-tech e più social. Il Jurassic Park, con gialli, rossi accesi e verdi ultra saturi, era a tratti più selvaggio, nonostante avesse anch'esso, per l'epoca, tecnologie di tutto rispetto, come viene ricordato nel film di Colin Trevorrow.
- I nuovi personaggi e gli attori. Solito cast composto da una coppia di nipoti, la parente che lavora al parco, l'eroe, lo sfigatello arrivato dalla TV, il cattivone in carne che vuole divertirsi. Ma funzionano, sono in parte e ispirati, eccetto qualche raro caso. 
- Sceneggiatura. Niente di nuovo anche qui, ma ascoltando i dialoghi le orecchie non sanguinano e il livello di spacconeria non è da trash.

Piaciute meno

- La coppia di ragazzini. Passi il piccoletto so-tutto-io, con recitazione discreta e tutto sommato personaggio gradevole, ma l'altro, suo fratello? Il giovane sembra un pesce fuor d'acqua. Non sa bene cosa fare la maggior parte del tempo. Mettiamoci anche che somiglia anche un po' a quel "cantante" rap italiano...
- Pensare ai dinosauri come armi. Va bene tutto, ma questo NO. 
- Musiche. Spero che Michael Giacchino non sia entrato in qualche modo in competizione con Williams, perché si sente poco e male e non c'è sfida. 
- Le sfere da criceto. Dentro queste sfere ci si va in due. Vengono utilizzate dai visitatori per pascolare insieme ai dinosauri. Le sfere sono pilotate mediante un joystick. Ma come fanno a muoversi? Cuscinetti? Mi spiace, ma non l'ho capito.


Parentesi fan boy, prima di chiudere. Jurassic World verrà ricordato anche per la ship tra Owen Grady (interpretato da quel mattacchione di Chris Pratt) e Claire Dearing (la figlia gnocca di Richie Howard Cunningham). Si vogliono, flirtano, fingono di odiarsi, combattono insieme (lei sui tacchi dall'inizio alla fine. Scelta di stile, ma non ho ancora capito se la condivido o meno) e soprattutto sono sexy! Nel corpo e nella mente, sono fatti per stare insieme.
Ho conosciuto Bryce Dallas Howard in Lady in the Water. Non è stata una gran Gwen Stacy ma con il caschetto sfoggiato fieramente in Jurassic World è da Oscar.



Andate a vedere Jurassic World senza fare le pulci a niente e a nessuno. Andate sull'isola, ritornateci. E se qualcosa vi insegue, scappate!