mercoledì 28 novembre 2012

DRC mini tour

Mentre continuano a circolare voci nel backstage riguardo il futuro di Dark Rock Chronicles, ricordo gli appuntamenti dei prossimi giorni. 

Ricapitolando: 

- Venerdì 30 (quindi tra due giorni) alle ore 19:30, presentazione di Dark Rock Chronicles al Museo Faggiano di Lecce, con musica e disegnatori dal vivo, più una piccola esposizione di strumenti di liuteria a cura di Liuteria Luparelli. Modera Massimiliano Gatti. Altre info: qui.

- Martedì 4 dicembre, dalle ore 19:00, presentazione di Dark Rock Chronicles in libreria LiberaMente, a Brindisi. Una chiacchierata sui contenuti del libro. Modera Massimiliano Gatti. Altre info: qui.


domenica 25 novembre 2012

American Horror Story Asylum, guardiamolo e dimentichiamolo in fretta

L'addotto e la ragazza interrotta giocano a scacchi
Vado controcorrente rispetto a giudizi tipo: questo. Esaminare American Horror Story Asylum - arrivato quasi a metà della programmazione, quindi al giro di boa - per me è molto semplice. E stranamente non mi sento in dovere di guardare il finale per tirare le somme di questo guazzabuglio che ha ben poco da spartire con la prima serie, un gioiellino del piccolo schermo. 

Presi dal successo, Ryan Murphy e Brad Falchuk hanno cercato di continuare il filone antologico (ottima idea), proponendo un'altra storia, altri personaggi e ovviamente un'altra ambientazione. Così si è rimessa in moto la macchina, che ci ha portato prima a una campagna di marketing fatta da tonnellate di teaser trailer lanciati uno appresso all'altro, foto, spoiler e la notizia - per quel che mi riguarda, orribille - della presenza di Adam Lavine nel cast. 

Due giorni fa è stato trasmesso in america il sesto episodio di Asylum, seconda stagione che proprio non sto sopportando. In rete ho letto molti giudizi positivi, commenti di gente entusiasta della storia e dei personaggi. E la cosa mi lascia assai perplesso.

Il primo episodio non mi aveva entusiasmato, ma chiaramente volevo e dovevo aspettare di guardarne almeno altri due per giudicare. Ambientazione anni Sessanta, un manicomio, una suora (ex di molte cose), un dottore, qualche personaggio grottesco gettato nella mischia, un serial killer, una che dovrebbe interpretare "la ragazza interrotta", un'altra a cui piace troppo il pisello, una giornalista omosessuale ficcanaso, il demonio... cos'altro, poi? Ah, giusto, la parte migliore: gli alieni. 
Già solo la presenza di questo malloppo di elementi toppa alla grande. Per lo spettatore c'è il piacere della scoperta? Non è come "tirare fuori dallo scatolone oggetti misteriosi una alla volta, esaminarli, fare congetture e immaginare storie" ma "prendere lo scatolone e svuotarlo con un sol gesto". A quel punti chi deve metterli in ordine decide bene di lasciar stare e dedicarsi ad altro. 

Con questo esempio da quattro soldi vorrei spiegare il motivo per cui la storia di American Horror Story Asylum è lontana dal successo della prima serie. All'esordio, cosa c'era di bello? Pochi cliché del genere horror sapientemente incastrati in una trama semplice, accattivante e non proprio scontata. Ed era proprio quello il punto forte! Riciclare e riappropriarsi degli stereotipi. Ogni episodio era studiato e ben equilibrato, tanto da finire sempre sul più bello e spingere lo spettatore a crepare dalla voglia di guardare il prossimo (pecularità basilare, quando di tratta di opere di ingegno per il pubblico). 
Vogliamo parlare dei personaggi? La caratterizzazione psicologica era perfetta, e già dopo le prime puntate scattava quell'empatia - quella scintilla che fa la differenza tra un progetto scadente e uno di buona qualità -  tra lo spettatore e i protagonisti. Tate, ispirato al compianto Cobain, bucava lo schermo. 
E ancora: scene memorabili sfumate da buone musiche, a formare una tracklist altrettanto memorabile. E poi i dialoghi, il montaggio, la fotografia, l'incedere degli eventi... che spettacolo!

Cosa abbiamo invece in Asylum? Il caos, l'anarchia. Se l'episodio pilota mi aveva lasciato sì scettico, ma speranzoso (solo perché arrivavo eccitato dalla visione della prima serie, mi viene da dire ora), già dal secondo e poi dal terzo episodio le cose cambiano. Non sono tanto i buchi di sceneggiatura a destare perplessità, ma questa voglia matta di inserirci di tutto e di più, pensando di fare del bene. Le riconferme di Jessica Lange ed Evan Peters non sono bastate. Secondo me il vero problema di Asylum è lo studio sbagliato dei personaggi, con relativo deperimento della storia che, almeno per ora, non mi pare granché. Preferivo le vicissitudini casalinghe della famigliola nella casa stregata, più che altro perché aveva un senso.

Sono consapevole del fatto che ciò che scrivendo può non essere condiviso. Ma ci sono delle trovate che obiettivamente rendono questo ritorno di American Horror pessimo e immemorabile. Ah, dimenticavo l'elemento nazista e la divergenze tra scienza e religione! Dèi santissimi, c'è anche la Madonna con il sorrisino da killer psicopatico nella sigla!

Dopo gli imbarazzanti dialoghi nella puntata sei tra Zachary Quinto e "sua madre", ho deciso che Asylum ha ufficialmente toppato. Un buco nell'acqua. Un'occasione mancata. Emotivamente parlando è scialbo, e dubito riuscirà a risollevarsi, ci metto la mano sul fuoco. 

L'anno scorso ho guardato AHS due volta di fila. Mi facevo sotto dalla paura, a volte. Ora guardo le puntate sbuffando e sonnecchiando. Ce ne sarà una all'altezza?
Ryan, Ryan. Cos'hai combinato?


martedì 20 novembre 2012

Demoni e Templari, DRC al museo Faggiano di Lecce

Inizio a segnalare ufficialmente una delle due presentezioni di Dark Rock Chronicles previste per fine novembre/inizio dicembre.

Il 30 novembre, dalle ore 19:30, nella suggestiva e misteriosa location del museo archeologico Faggiano di Lecce, DRC è atteso da un appuntamento dedicato alla musica Rock, al Fantasy e al Paranormale. Prevista musica live e la presenza degli artisti della scuola di fumetto Lupiae Comix, pronti con matite e pennelli a immoratalare le tematiche del romanzo. Trovate le info sull'evento qui

Questo invece il sito del meraviglioso museo Faggiano: qui

Il museo è veramente un luogo affascinante, location perfetta per presentare DRC, e chi ha già letto il libro sa a cosa mi riferisco. 

Tra reperti millenari e cunicoli segreti di origine templare, vi aspetto, se vorrete, venerdì 30 novembre a Lecce.

lunedì 19 novembre 2012

La recensione di DRC su Fantasy Magazine

 Effemme 6 e Dark Rock Chronicles a Lucca Comics & Games 2012
Inizia una nuova settimana all'insegna della pioggia e del freddo; freddo che per me vuol dire 14° circa. 

Ed esce oggi la recensione di Dark Rock Chronicles su Fantasy Magazine. La trovate qui

Nel frattempo stiamo organizzando le prossime presentazioni. Comunicherò qui e sulla pagina fan di DRC date e orari. 

La storia di Matt e compagni continua a essere a prezzata, anche da lettori non proprio in target (tipo ottant'enni e quasi pensionati). DRC è proprio rock! E Duff, almeno per ora, è il personaggio che sta avendo maggior successo... probabilmente perché è uno sincero e non le manda a dire. 

See ya, and let's rock!



sabato 17 novembre 2012

DRC su Nero Cafe

Mentre lo staff si prepara a organizzare la prossima presentazione, arriva un'altra recensione di Dark Rock Chronicles. Questa volta su Nero Cafè.

"Lo stile di Guadalupi è frizzante e la storia finisce per leggersi da sola, strappando più di qualche sorriso. Far parlare il batterista in prima persona è stata una buona pensata e rende lo scorrimento del romanzo ancora più fluido" [...]

Il resto lo trovate su Nero Cafe, qui, recensione di Mauro Saracino.


Passo e chiudo, ritorno a sniffare Rinazina spray nasale.

venerdì 9 novembre 2012

Incontro con Stelio Fenzo

Sono stanco, ho sonno, ma due righe sull'incontro di oggi pomeriggio voglio spendercele.
Ricevere tanti complimenti da uno dei grandi del fumetto italiano non è roba da tutti i giorni. Lo dico senza manie di grandezza e senza esagerare. Ho avuto davanti a me e ho stretto la mano a una persona buona e sincera, non ci vuole tanto per capire che Stelio Fenzo è fatto così. 
Breve ma intenso, l'incontro è stato gradevole. Oltre alla parte pratica, sono venute fuori vecchie storie e nomi come quello di Hugo Pratt, col quale Fenzo ha collaborato e vissuto. A un certo punto, tra una tavola e l'altra da visionare, è uscito fuori anche il nome di Andrea Pazienza; un ricordo triste e amaro quello che l'artista veneziano ha riportato alla luce. Devo ammetterlo, non mi è piaciuto, nel senso che vorrei che Paz fosse ancora con noi.  Aveva ancora molto da dire, Paz.

"Da quanto tempo disegni?" ha chiesto Fenzo. Ho risposto che lo faccio seriamente da un anno esatto. Fenzo non ci credeva, o forse è stato solo molto gentile. Sta di fatto che i miei lavori e i miei studi hanno ben figurato. Non posso che esserne felice. 

Ma chi si crogiola sugli allori è perduto, quindi chiusa parentesi e si continua. Per il momento andrò a far riposare le membra, la sveglia all'alba si fa sentire.



giovedì 8 novembre 2012

La Vile Compagnia

Ieri ho preso l'ennesimo treno, il decimo (credo) nell'arco di sei giorni. 
Peregrinando, mi è capitato di incontrare di tutto in viaggio: ladri e killer appena usciti di prigione, psicopatici, schizofrenici, vecchie puzzolenti, suore col pizzetto (puzzolenti anche loro), bambini molesti, tamarri senza scarpe e via di seguito. Ieri è stato il turno di un gruppo di universitari, professori e ricercatori, che - guarda caso - si sono ritrovati tutti nella stessa carrozza. Un dramma. Avrei preferito il gruppo di comari compane che aveva preso posto provvisoriamente prima di questo branco di individui ben assortiti. Erano una decina, provenienti dalle università di Roma e Firenze (ah, un prof. fiorentino assomigliava a Bin Laden). 'nsomma, partiamo e questi iniziano a (s)parlare di tutto e tutti, lamentandosi degli studenti idioti, dei nuovi iPad, dei problemi dell'insegnare all'estero e cosacce varie. Senza ritegno. E a tal proposito c'era un mr simpatia in giacca e cravatta (accento romano ben distinguibile, strascicato come una pezza bagnata) accessoriato di una quantità variabile di bracciali colorati da bancarella; lui diceva di esserci già stato all'estero, e faceva presente che "Boston sul cibo è molto più cara di New York" e "... mmm, con 3.500 al mese, 20 dollari al giorno per mangiare... radice quadrata di 754, per tre diviso 5...". E i fiorentini lo ascoltavano. 
C'era anche una Rita Levi Montalcini de noantri, che si lamentava della comodità di viaggiare, che i giovani sono maleducati perché non l'aiutano spontaneamente a mettere i bagagli a posto, eccetera. Lei era il soggetto più irritante. Distribuiva frutta candida perché, secondo lei, la frutta candida fa placare la fame. Sia chiaro, non so se la frutta candida fa placare la fame o no, ma la Rita Levi de noantri a 'ncerto punto aveva rotto er ca***. E sempre a 'ncerto punto, 'sta Rita Levi tutta figa e tirata che dice? "Che palle questo treno, che viaggio lungo!". Beccata. Immaginate l'esclamazione che esce da un paio di labbra rinsecchite, e l'accento caratteristico fiorentino. 
Poi chi c'era...? Ah, sì. Un'altra di Roma, petto in fuori per far risaltare le grosse tette... E dietro le tette questa ci spariva, perché era un tipino minuscolo con la faccia da cane incazzoso. Lei sparlava degli iPad, ne voleva uno, mi pare di ricordare. Sì, ne voleva uno per "scrivere a word". Parole sue. 

Il viaggio continua. Parte della Vile Compagnia scende a Bari e io, finalmente, posso togliere le cuffie, un filtro sonoro che è servito a poco, purtroppo. Purtroppo. E leggevo il settimo di Lemony Snicket, che tra l'altro ho finito e non mi è nemmeno piaciuto. 

Si procede. Rita Levi è insofferente, come tutto il resto della Compagnia, quelli rimasti. Siamo in ritardo di venti minuti, ma tengo duro. Ho incontrato di peggio, penso, ho incontrato persone veramente moleste, penso, un gruppo di universitari sono tranquilli, a confronto. 

Pensavo male.
Sono a casa.

lunedì 5 novembre 2012

Ricordati che devi morire

Nonsense quanto il titolo, in questo post si parla di Lucca e di quel che è successo, o meglio, di ciò che ho visto. E non ho visto.
Ho visto cose belle e meno belle, e tante grazie. E dire che si stava mettendo male; a un certo punto ho rischiato di dare buca alla presentazione di Dark Rock Chronicles a Lucca Comics & Games. Avrei potuto giustificarmi dicendo che era stata colpa del treno... il che era vero, almeno nel mio caso. Disertare le presentazioni... non si fa, no no!

Comunque. Tutto è andato bene - piuttosto bene e, cosa importante, sono vivo. Vivo e a casa, al sicuro, e non su un treno affollato, né con i piedi in una pozzanghera. Vivo, e a casa. Quest'anno ho vissuto una Lucca surreale. Ho spartito i giorni con un un mare di emozioni che a un certo punto si sono annullate. Non ho provato niente, è stato... un Big Bang emotivo, un'implosione di sensazioni contrastanti. Fine. E che dire quando la stanchezza ha preso il sopravvento... 

A livello professionale è stata una Lucca positiva. Voglio dire, dài, presentavo il mio primo romanzo. Più positivo di così. No? Essì, dài.Non mi piacciono le telecamere. 

Ringrazio per l'ennesima volta i presenti in Sala Ingellis, quelli che non c'erano e che sono venuti a cercarmi, chi mi ha incontrato per sbaglio ma che è stato gentile e disponibile, chi non ho incontrato e mi dispiace tanto, chi ho visto da lontano manonpotevourlarecomeunidiotatralafollaperattirarelasuaattenzione. Ringrazio per i complimenti ricevuti, le telefonate di incoraggiamento e per chi era con me anche da lontano. E mi sento il dovere di ringraziare anche chi ha fatto finta di niente, fingendo di giocare al cellulare. Tante grazie, di cuore, davvero. 

Ma evidentemente Lucca non è stata solo la mia presentazione. Tutto è partito da una tipa sexy, seduta su una cosa amorfa (una mano?), con uno strano copricapo e un bacino deformato dal quale spuntava una gamba, deforme pure quella. Poi 150.000 presenze nei primi tre giorni. Poi una battaglia senza il protagonista e i soliti volti noti che presentano... sempre la solita roba. Poi un editor esaltato. 

Le mostre, belle. E alcuni incontri. Ah, gli acquisti. Le letture. Gesù in mezzo a una strada.
E parole non dette, le frasi fatte, le uscite fuori posto, i bagni chimici, gente esaltata che dice di essere uno spot vivente. Lucca. 

Lucca e le mura, i prati. I nuvoloni neri. Mary Poppins (sì, c'era anche lei), i cosplay ingombranti che bloccano le strade... e i camion di pomodori, anche quelli bloccano le strade. 

Il Japan Palace. L'ambulanza che soccorreva un tizio punto da un'ape. 

Gente che non parla, che forse neanche respira. Gente innamorata, che forse non sa di esserlo o non vuole ammetterlo. 

Lucca. La sera al pub. Pisa. Il treno. Poi la colazione. 

L'attesa, la salita, la discesa. Lucca. 

L'ultimo treno. L'ultimo treno e davanti a te la copia sputata del tuo personaggio immaginario protagonista del tuo romanzo, lì davanti, propro lì davanti. Che fai, che dici? E' lui, anzi lei! E' identica, come l'hai sempre immaginata. Le regali una copia del libro, scatti una foto? Lasci stare, perché ti sembra una cosa scema.


E poi il ritorno a casa, lontano dai mille colori di un frenetico fine settimana di novembre.
W le poppe!