domenica 3 luglio 2011

Fine

Finire la stesura di un progetto è una delle piccole, grandi soddisfazioni della vita. Nel pomeriggio di oggi ho concluso un viaggio, una prova contro me stesso che mi ha dato tanto. Ricorderò questa data.

giovedì 30 giugno 2011

Lunatica, il reportage

Su Fantasy Magazine, il reportage completo di video e gallery fotografica:

Lunatica 2011


See you, humans!

venerdì 24 giugno 2011

post Lunatica


Un post-post-Lunatica era doveroso. Un reportage (non mio) arriverà prossimamente, anche se è già possibile dare un'occhiata a cosa abbiamo combinato su facebook, con le numerose gallerie fotografiche e le discussioni sul gruppo ufficiale di Lunatica, fiera del Fantasy.

Per me, come per tutto lo staff, è stata un'esperienza significativa. La stanchezza tanta, anche dovuta al sole picchiatore, ma non ci siamo rimbambiniti; siamo andati avanti a testa bassa, con tutto l'entusiasmo di cui disponevamo e le forze rimaste. Perché quando la risposta dei fan, dei coplayer e della gente tutta che è venuta a trovarci è importante, non ci si può fermare! Per realizzare Lunatica abbiamo combattuto contro tanti problemi, alcuni dei quali più seccanti di altri, ma alla fine siamo riusciti a prevalere e vincere. Tre giorni fantastici, tanti complimenti ricevuti e gente che vorrebbe Lunatica ogni fine settimana... Ma anche no, pazzi!

Ci siamo mossi anche nel sociale, uno dei nostri obiettivi ad ampio raggio, avvicinando al divertimento gente disabile e ragazzi con diverse problematiche: il fantasy è anche questo. Inoltre gli eventi legati al circuito Lunatica continueranno il prossimo inverno, per culminare con la terza edizione, prevista tra un anno.

domenica 22 maggio 2011

In cui la carta è simulata da uno schermo e da un supporto color grafite


Torno a scrivere dopo un'assenza dovuta a mancanza di ispirazione e voglia di mettermi a bloggare. In questa domenica mattina di maggio, umida e calda, (dopo aver finito il meraviglioso e adrenalinico Uncharted 2!) leggo della notizia di Amazon e del sorpasso nelle vendite dei libri elettronici, gli e-book, a scapito di quelli cartacei. Un sorpasso totale. Cito la fonte del Corriere della Sera: "Le vendite di ebook su Amazon.com superano quelle dei libri cartacei, compresi i tascabili. Lo rende noto lo stesso gruppo di Seattle, spiegando che dal primo aprile a oggi il rapporto tra i libri elettronici per il Kindle e la somma degli economici e degli hardcover di carta (i libri a copertina rigida) è di 105 a 100. I dati, precisa la compagnia di Jeff Bezos, escludono gli ebook gratuiti mentre inglobano i tascabili di carta per cui non c'è una corrispondente versione elettronica".
Una notizia - numeri che fanno riflettere. Nelle mia testolina do sempre per scontato che i libri cartacei non verranno mai soppiantati completamente, che l'e-reader sarà un supporto secondario, un qualcosa in più da affiancare al contatto con la carta. E lo spero, perché non vorrei mai l'estinzione dei cari, vecchi libri.

Come sempre, l'Italia è sempre un passo indietro. Da pochi mesi esiste amazon.it, ma non un Kindle Store. Altri paesi, come Germania e Inghilterra ce l'hanno, ma l'Italia attende. Per prudenza? Per scarso spirito di iniziativa/scommessa? Per incapacità? Sta di fatto che il Kindle è il "bestseller" di Amazon, con tanto di prezzo abbordabilissimo (neanche cento euro tonde tonde). E ora inizio seriamente a farci un pensierino...

Una gallery con alcuni scatti del Kindle.


giovedì 31 marzo 2011

Quando il diavolo ti accarezza, di Luca Tarenzi


Classe '76, nato a Somma Lombardo, Luca Tarenzi scrive e traduce romanzi. Laureato in Storia delle Religioni all'Università Cattolica di Milano, ha esordito nel 2006 con il romanzo urban fantasy Pentar - il patto degli dèi, pubblicato da Alacran. Quando il diavolo di accarezza è il suo ultimo romanzo, pubblicato con la casa editrice milanese Salani.


La recensione

Nel cuore della notte milanese, Lena, una studentessa di veterinaria, sta inseguendo la sua amica diciassettenne Sofia, vittima di una misteriosa trance. Nel tentativo di riportare al sicuro la ragazza, Lena assiste a uno scontro tra una creatura infuocata e un giovane armato di spadone. D’impulso, la ragazza si intromette nella battaglia, salvando la vita al giovane ed eliminando l’incredibile creatura, che si scoprirà poi essere un angelo. Privo di sensi, il giovane dal corpo statuario viene caricato in macchina da Lena, che lo conduce nel suo appartamento, dove, una volta ripresosi, si presenta come Arioch, un demone evocato sulla Terra al solo scopo di uccidere l’enigmatica Sofia.


Sin dalle prime battute Quando il Diavolo ti Accarezza, edito daSalani, riesce a catturare l’attenzione del lettore grazie allo stile chiaro e deciso di Luca Tarenzi, arrivato a questa pubblicazione dopo l’onirico Il Sentiero di Legno e Sangue pubblicato da Asengard. Nonostante l’alternarsi di punti di vista (numerosi, considerando il ricco cast di personaggi), non si ha l’impressione di perdersi nella storia e nelle azioni dei protagonisti, tutti ben caratterizzati. L’autore riesce a mantenere viva l’attenzione del lettore, giostrando discretamente bene i cambi di focalizzazione, senza mai disorientare: pregio principale del romanzo.

Ma se da un lato la lettura è gradevole, dall’altro il lettore più preparato potrebbe ritrovarsi a fare in conti con un plot già visto; una sensazione di “déjà vu” si presenta sin dalle prime battute. È impossibile evitare gli accostamenti a romanzi di autori affermati, tra l’altro citati da Tarenzi nel corso della storia e debitamente ringraziati a fine libro. Non un difetto, ma richiami più o meno voluti ad alcune opere come Nessun dove di Neil Gaiman e i romanzi di Jonathan Stroud – vere e proprie pietre miliari dell’Urban Fantasy – tolgono un po’ di mordente alla storia dell’impulsiva Lena e del bel tenebroso Arioch, ulteriore risvolto che sa di cliché, ennesima storia d’amore tra un’umana e una creatura fittizia e di tutt’altra stirpe.


Ciononostante, Quando il Diavolo ti Accarezza fa la sua parte, ovvero quella del romanzo Urban pregno di epiche lotte tra esseri sovrannaturali mescolati ai mortali su uno sfondo cittadino, questa volta quello della grigia e cupa Milano. Una storia non brillante per originalità e priva di vero colpo di scena soprattutto nel finale, ma funzionante su tutti i livelli. Interessanti e per nulla ridondanti sono state le note relative agli aspetti religiosi della figura dell’angelo sparse nei capitoli, che hanno portato a rinforzare la trama e donato maggior spessore ai personaggi, ricordando pertanto che l’autore è laureato in Storia delle Religioni.


Un buon romanzo, stilisticamente ben realizzato, che soffre purtroppo le numerose pubblicazioni riguardanti angeli, demoni e sovrannaturale, evidentemente apprezzabile soprattutto da chi si approccia per la prima volta al mondo della letteratura fantastica. Per stessa ammissione dell’autore l’argomento era tra i suoi preferiti, e anche lui ha voluto dire la sua raccontando di angeli, di demoni, di porte che si aprono nel nulla e della cruda realtà umana rivista attraverso l’occhio di un universo immaginario.


Link alla pagina originale.

lunedì 21 marzo 2011

In cui ti prendo a calci nel culo


Un ragazzo normalissimo che si improvvisa supereroe e picchia criminali con delle mazze, aiutato da una ragazzina esperta di armi bianche e armi da fuoco. Quanto può essere eccitante? Vi posso assicurare che così l'idea non rende. Guardare il film per credere.
"Perché nessuno non ha mai provato a essere un supereroe?". E' questo pensiero che smuove Dave, il protagonista, un ragazzo invisibile alle ragazze, amante dei fumetti ma non troppo secchione. Già, perché? Perché la polizia e gli organi giudiziari funzionano correttamente non è la risposta giusta.
Forse perché è pericoloso. E' "da fumetti". O, più giustamente, è da pazzi esaltati. Ma provo empatia per Dave, come chiunque come lui avesse il desiderio di portare un po' di ordine nelle cose, magari iniziando dalla propria città.
Chi non vorrebbe fare qualcosa per combattere la criminalità? Non parlo delle fiaccolate organizzate dalla parocchia di quartiere. Quelle sono scemenze. Intendo qualcosa di concreto. Come Dave. Come altri personaggi di fantasia prima di lui.

Kick-Ass è un gran film sui supereroi moderni, quella fetta di supereroi privi di poteri che combatte a mani nude il crimine. Che sanguina.
Ieri sera, quando ho visto il film, ero abbastanza esaltato. L'effetto delle scene d'azione faceva un po' Tarantino. L'esaltazione è rimasta. Ecco perché mi trovo a scrivere questo post pensando che non vedo l'ora di mettere la mani sul fumetto.
Nel film di Matthew Vaughn, crudo e a tratti volgare, ho trovato parecchi concetti che mi ritrovo ad affrontare quotidianamente con i miei personaggi immaginari. Scrivo. Ma non è stato solo questo a prendermi. Kick-Ass è ben strutturato, e nulla è stato lasciato al caso. Per la cultura pop è tipo una pietra miliare della cinematografia.

Ho letto che in Italia sarà presentato senza censure, ma ci credo poco, almeno fino a quando non lo sentirò con le mie orecchie. Già il trailer non promette nulla di buono, e a poco vala le giustificazione "perché altrimenti tanti esercenti non lo avrebbero montato in sala".

La colonna sonora è figa, e ritrovo ancora una volta i fantastici The Prodigy.

Il film è uscito l'anno scorso in USA. In Italia uscirà l'1 aprile.

Il fumetto è di Mark Miller.

mercoledì 16 marzo 2011

Ha gli occhi color del cielo

Come se pensassero alla pioggia

Odio guardare dentro quegli occhi

E vederci una traccia di dolore…


Gli occhi non sono color del cielo. Del sole, sì. Se indovini di cosa si tratta, be', è dedicata a Te.

martedì 8 marzo 2011

In cui si festeggia... Cosa?

Ma è normale che uno deve pure sentirsi in colpa se non fa gli auguri a qualche sgallettata convinta che oggi, 8 marzo, si festeggia una ricorrenza?

E ti additano pure, se non le fai 'sti caspita di auguri! Ti guardano male, ti fulminano con sguardi da bestie inferocite. E diventi una specie di appestato contagioso. Vieni quindi messo in quarantena forzata per 24 ore. Poi magicamente, allo scoccare della mezzanotte, tutto ritorna alla normalità. Le donne non ce l'hanno più con te, perché ormai l'8 marzo e passato e in giro non si vedono più mimose o vetrine allestite di tutto punto o pasticcerie prese d'assalto.

Per un giorno il maschio medio diventa insensibile se (guai!) si permette di non fare gli auguri alle donne.

La peggior specie di donna (donna, poi...) è quella d'età compresa tra i 14 e i 19/20 anni, della serie bimbominkia. Questa specie pretende a tutti i costi una frase particolare, gli auguri e ovviamente il ramoscello di mimosa, manco fosse la domenica delle Palme. Se non lo fai se un uomo (uomo, poi...) morto.

Dai 20 anni in su (ma a volte anche prima) si esce con le amiche per locali, esibendo (ostentando) la propria femminilità e proclamando la propria appartenenza ai reparti femministi. Come? Ma andando a deliziare gli occhi e a sbavare dietro qualche bel maschione, ovviamente, che quella sera ha deciso bene di mostrare il pacco per soldi, sculettando e menandolo su un palo di lapdance per la gioia delle donne in festa (magari ci scappa anche qualche sessant'enne tirata con pinze e droghe).
Questo genere di donna passerà le 24 ore successive al'8 marzo a raccontare in giro della serata trascorsa. E come concerne per l'occasione, il fidanzato (o marito, o cornuto) deve pure starsene zitto... Oh, mica può dire niente!

Come per San Valentino la festa della Donna è la gioia dei commercianti. E che gioia! Tra San Valentino e 8 marzo non si è ancora capito quale giorno aspettano con più impazienza. Alcuni creano veri e propri calendari simili a quelli dell'Avvento: si cancellano i giorni che mancano al 14 o all'8. Per i commercianti è festa grande, quindi, perché adorano il dio denaro per un tempo che va dai 7 ai 10 giorni.

Quindi l'8 marzo si FESTEGGIA, mica si commemora. E si fanno gli auguri, mica si ricorda un triste evento avvenuto anni fa.


Se qualcuno (chi vuol capire capisca) non dovesse trovarsi d'accordo con quanto su scritto, e si preoccuperà di riportare commenti pregni di cazzate e insulti, è pregato di andarsene subito a quel paese.

martedì 1 marzo 2011

In cui alla fine prima o poi si arriva

Saltare il pomeriggio in piscina non è mai stato così utile.

La megacena dell'Hard Rock Cafè dello scorso fine settimana la smaltirò da giovedì.


Oggi è andata così ed è andata alla grande. Cavolo se mi sento bene!



Non scrivo altro perché proprio non ce la faccio, ma due righe ce le volevo spendere. Ora mi eclisso.

giovedì 17 febbraio 2011

In cui si è tanto Lunatici


Tempo di lanciare i comunicati sui Tornei del prossimo Lunatica. Oltre che in varie zone del web infestate dall'informazione Fantasy, uno dei comunicati è andato a finire sul blog Libri e Caffèllatte. Grazie a Samantha Baldin per lo spazio dedicato a Lunatica!

La tre giorni di fiera aprirà a giugno, a Brindisi. Nelle ultime ore sono state ufficializzate le date. Si apre il 17 giugno e si finisce il 19.

E' la prima volta che dedico un intero post a Lunatica (era pure ora di farlo!). Stiamo lavorando per regalare al pubblico una seconda edizione coi fiocchi, dopo la prima dello scorso anno che ha sorpreso tutti.

Lunatica è una piccola realtà che vuole continuare a sorprendere. Speriamo di continuare a farlo, per noi ma soprattutto per chi ha deciso di seguirci in questa avventura.

http://lunaticafierafantasy.blogspot.com/

lunedì 7 febbraio 2011

In cui tutti i bambini crescono... Tranne uno


Il bambino che non è mai cresciuto

Liberamente ispirato ai personaggi e alle ambientazioni di J.M. Barrie

In cui fate e sirene se la fanno lontano dall’Isola Che Non C’è

+ + +

Il sole scendeva lento dietro lo scoglio a forma di teschio. Le luci sfumate tra l’arancio e il rosso sbucavano come lava dalle aperture degli occhi e della bocca di quella leggendaria roccia.

«Buonasera, Peter. Com’è andata la giornata?»

«Come sempre, amico, come sempre negli ultimi vent’anni. Una noia da morire» rispose Peter sospirando, deluso. «La tua?» aggiunse cortesemente.

«La mia? Hmf!»

«Hmf. Ovvero?» domandò Peter, che effettivamente non aveva compreso il significato di quello sbuffo.

«Che te lo dico a fare. Qui è tutto monotono, caro ragazzo. Sai meglio del sottoscritto che l’unica cosa rilevante, oramai, è assistere ogni giorno al tramonto del sole sull’Isola, seduti su questa collinetta.»

Rispose Peter, piegando il busto all’indietro e incrociando le mani dietro la nuca per abbandonarsi sull’erba fresca di sera: «Hai perfettamente ragione. Dannatamente ragione.»

Il cielo aveva cambiato colori; passato dall’arancio e rosso, al viola quasi blu. Iniziarono a comparire le prime stelle – e la luna, che delineava il profilo dell’isola illuminandone i contorni.

La baia dei pirati era vuota; solo i ricordi potevano ripopolare quel luogo con navi, urla di battaglia, spari di cannoni o di canzoni che parlavano di donne e bevute.

«A volte li sento ancora cantare a ritmo di banjo.»

«Coraggio, vecchiastro. Non pensarci!» esclamò Peter. «Sai, ci stai male. E’ la vita, no? Gioia, tristezza. C’è sempre l’eventualità che tutto cambi, ricordalo.» Estrasse dalla saccoccia un vecchio flauto, fatto di canne legate assieme con fili d’erba. Soffiandoci a labbra strette, Peter riprodusse il suono degli uccelli notturni e il canto delle sirene.

«Ti posso chiedere una cosa, vecchiastro?»

«Spara.»

«Non hai mai pensato di raggiungere i tuoi compagni?»

«Quei bastardi ammutinati? Giammai! Sono stronzi di mare, nient’altro. Preferisco continuare ad annoiarmi qui. E tu, perché non hai raggiunto gli amici?»

Peter calò appena il vecchio cappello sugli occhi: «Lo sai, non voglio crescere» pronunciò con voce velata. «E inoltre, anche se volessi correre il rischio di invecchiare, non mi piacerebbe rimanere da solo. E invecchiare, da solo, mi fa più paura di quella volta appeso all’albero maestro della tua nave col cielo in tempesta.»

«Non capisco. Quei due ragazzini, Pennino e Piumino, non sono più tuoi amici?»

«A dire il vero, vecchio» disse Peter riponendo il flauto nella saccoccia, «non lo so più. Quello che so è che vivono a Londra, sono grandi, hanno una moglie, dei figli. Tutti gli altri, compresa quella sgualdrina di una fata, hanno lasciato l’Isola per altre avventure. Ma dopotutto, non potevo costringerli a rimanere per sempre al mio fianco, no?»

«In effetti no.»

Peter si alzò, l’ombra che lui stesso aveva rattoppato alla meglio ai calzari fece altrettanto. «Ho paura, Giacomo.»

«Paura?»

Rispose Peter, rammaricato: «Quello che temevo si è avverato. Sono rimasto solo» spiegò. «Sì, ho te» si affrettò ad aggiungere in risposta ai finti colpi di tosse di Giacomo Uncino, «ma gli amici che mi hanno seguito per anni non ci sono più. Mi hanno abbandonato. Per cosa poi? Crescere. La famiglia

«Non avercela a male, Peter. Magari non ti hanno abbandonato. Forse ti aspettano, perfino… con la finestra aperta.» Detto quello, la voce di Uncino cambiò. «Se vuoi» attaccò con la classica grazia persuasiva alla quale comunque Peter non aveva mai abboccato, «posso andare a Londra, rapire le loro mogli (e qui Peter immaginò Uncino, vecchio e arrapato, beccarsi sulla testa decine e decine di colpi di matterello mentre cercava di portar via da casa le mogli di Pennino e Piumino) e condurle qui. Saranno costretti a ritornare all’Isola Che Non C’è. Potresti incontrarli di nuovo e, spada in pugno – battendoti contro il qui presente Capitano - riconquistarli. Non dovresti neanche preoccuparti di crescere, nemmeno un po’. Che ne pensi?»

«Con tutto il rispetto, vecchio mio, ma come credi che faresti a viaggiare fino a Londra? Non hai più una nave, e non sai volare» disse Peter in tono spiccio. «E comunque no, la tua proposta non l’avrei mai accettata, in nessun caso.»

«Già» rispose triste Giacomo Uncino.

Verso mezzanotte, con la luna alta nel cielo, calò un silenzio irreale. Non c’erano sirene a cantare alla notte, come accadeva un tempo, né i suoni dei tamburi indiani.

«Ci vediamo domani, vecchio. Io vado» fece Peter incamminandosi verso la foresta.

Uncino esclamò: «Peter! Ragazzo, ascolta.»

«Che c’è?»

La voce di Uncino era bassa, supplichevole e mielosa al tempo stesso: «Mi insegneresti a volare?»

Peter lo squadrò da capo a piedi; con stupore notò che l’unico particolare dell’aspetto di Giacomo Uncino (Capitano) a non essere mai cambiato era il moncherino d’acciaio scintillante avvitato da anni in sostituzione della mano destra.

«Giacomo, non te la prendere, ma volare proprio non fa per te».

lunedì 31 gennaio 2011

In cui si fa statistica

Rispondo al Meme letterario di Bookaholic, un'ubriaca della carta stampata (e digitale).


Quanti libri hai letto nel 2010?
Anobii dice 59, ma ci sono di mezzo anche diversi fumetti.

Quanti erano fiction e quanti no?
Erano tutti fiction, credo.

Quanti scrittori e quante scrittrici?
Tutti maschi, tranne J.K. Rowling, Silvana de Mari e la Hobb.

Il miglior libro letto?
Tra Il Ghigno di Arlecchino e il Barone Rampante scelgo il Barone Rampante, per alcuni motivi particolari che non scriverò qui.

E il più brutto?
Elementi di Psicologia a Hogwarts di Antonio Carriero. Un saggio.

Il libro più vecchio che hai letto?
L'importanza di chiamarsi Ernesto.

E il più recente?
Stirpe Angelica.

Quale il libro col titolo più lungo?
Morte malinconica del bambino ostrica, di Tim Burton.

E quello col titolo più corto?
Non pervenuto.

Quanti libri hai riletto?
Ho riletto La Pietra Filosofale e La Camera dei Segreti in inglese, Il Quittitch attraverso i secoli e Animali fantastici: dove trovarli, e Gli Inganni di Locke Lamora (ma non tutto).

E quali vorresti rileggere?
Eh, diversi. La saga dell'assassino della Hobb in particolare.

I libri più letti dello stesso autore quest'anno?
Neil Gaiman, credo. Fumetti e Graphic Novel...

Quanti libri scritti da autori italiani?
Undici.

E quanti dei libri letti sono stati presi in biblioteca?
Nessuno, tutti comprati o scroccati in prestito.

Dei libri letti quanti erano ebook?
Nessuno, non ho l'e-reader.

sabato 29 gennaio 2011

In cui si olla con le dita

Leggendo per sbaglio "Topolino" mi sono imbattuto nella moda del momento in fatto di cazzeggio selvaggio: i fingerboard (o fingerskate, come dir si voglia).
In realtà il mio primo approccio ufficiale risale a tanti anni fa, quando all'età di 8-10 anni avevo trovato, non ricordo dove, uno skate in miniatura da utilizzare come portachiavi. Usando un'action figure di Michelangelo (quello delle tartarughe) giocavo a creare finte acrobazie.
A distanza di anni mi ritrovo con un fingerskate comprato in quel di Roma in un negozio di giocattoli (oddio, regalato proprio no... me lo hanno regalato!). Che ci farò non lo so, ma la fissa è arrivata. Ritornata.


martedì 18 gennaio 2011

In cui il Golden Globe 2011...

... per la categoria Tv series - Comedy or Musical va a...



Sto spacciando questo video ovunque, ma mi fa tanto piacere. Grande Jim!


P.S.: Abbasso Glee a prescindere!

mercoledì 12 gennaio 2011

In cui tutto è lecito


Nulla è reale, tutto è lecito.

Quote from AS II:

Federico Auditore: It is a good life we lead, brother.
Ezio Auditore da Firenze: The best. May it never change.
Federico Auditore: And may it never change us.

* * *

Rodrigo Borgia: You can't. You can't! This is my destiny. MINE! I am the prophet!
Ezio Auditore da Firenze: You never were.
Rodrigo Borgia: Get it over with then.
Ezio Auditore da Firenze: No. Killing you won't bring my family back. I'm done. Nulla è reale, tutto è lecito. Requiescat in pace.

* * *

Maria Auditore: You should find an outlet.
Ezio Auditore: I have plenty of outlets.
Maria Auditore: [seriously] I meant besides vaginas.
Ezio Auditore: Mother!

* * *

Antonio: Avanti, Ezio! Prego. Can I offer you something? Biscotti? Un caffè?
Ezio: What's "caffe?"
Antonio: An interesting concoction given to me by a Turk merchant. [Hands him a cup] Here, have a taste.
[Ezio sips the coffee] Ezio: A little bitter if you ask me. It just seems lacking somehow. I don't know - have you considered adding sugar maybe? Or latte?
Antonio: I suppose it's something of an acquired taste.


sabato 8 gennaio 2011

In cui si viene gentilmente nominati


Sono stato nominato. La mia recensione per Terre di Confine sul Ghigno di Arlecchino di Barone. L'anobiana Sam ha linkato il post sul suo blog, Libri e Caffèlatte.

Libro che mi è piaciuto proprio tanto e tantissimo. Per Fantasy Magazine ho intervistato l'autore: Intervista al "padreautore" Adriano Barone.