venerdì 24 settembre 2010

La Fine

90 giorni. Il tempo che ho trascorso sull'isola.
- Dal 25 giugno al 23 settembre 2010 -

Ho iniziato a seguirlo per curiosità. "Il fenomeno Lost", leggevo e sentivo in giro. Se ne parlava tanto.
Dal primo episodio guardato in streaming, una mattina d'estate, al gran finale di ieri sera. La curiosità si è trasformata in passione.
Ho avuto la fortuna di seguirlo quando e come volevo, senza dover aspettare mesi, anni, senza interruzioni, senza spot pubblicitari, senza l'ansia di aspettare le prime serate in tv. Mi è piaciuto guardare Lost senza incappare in spoiler, senza andare a leggere i commenti in rete, estraniandomi e senza essere condizionato da pareri altrui. Ho apprezzato tutto molto di più.

Non mi è mai importato delle risposte, dei perché, degli enigmi irrisolti, delle spiegazioni non date. Sostanzialmente sapevo a cosa andavo incontro. Mi è importato dell'Essenza, delle emozioni, di un'avventura virtuale su una strana isola. Alcuni sanno a cosa mi riferisco. Ci si sente legati ai personaggi e alle loro storie, considerandoli veri e propri amici; essere tristi se loro sono feriti, ridere alle loro battute o arrabiarsi se si comportano da stupidi.

A parte alcune incongruenze, il finale di ieri mi ha commosso e convinto. Ovviamente, da come si capisce, è stato un epilogo deciso e pianificato fin dall'inizio. E' tutto quello che c'era nel mezzo che è stato aggiunto dopo, in modo da sfruttare l'attenzione dello spettatore. Da lì le incongruenze. Ma ripeto, non mi importa, perché sono soddisfatto così. Aspettarsi una risposta per tutto, senza offesa, era da sciocchi. Ho trovato il finale comprensibilissimo, il mio finale. L'idea del limbo in L.A., in cui trovare espiazione e pace, è stata una scelta stupenda. Degna fine di un percorso che ognuno ha potuto interpretare e vivere diversamente. Perché Lost è così, va interpretato. E' come credere/non credere all'esistenza di qualcosa di ultraterreno (mi vengono in mente i Predatori dell'Arca Perduta...), e qui mi fermo perché i discorsi di fede e religione non fanno per me.

L'interpretazione la trovo sempre più interessante di mille risposte. (Sono uno spirito libero e odio la matematica). Apre le mente, fa nascere discussioni. Con una risposta a ogni interrogativo Lost non sarebbe stato lo stesso. Ciò che è importante, e la produzione non l'ha sottovalutato, è nell'Essenza di cui sopra. Le tematiche di Lost, i cardini che in tutt'e sei le serie non sono mai stati messi da parte o trattati con superficialità. La vita, le scelte, la fede, la scienza, il dualismo, il bene e il male, le seconde occasioni, la redenzione. Lost è questo, nella sua imperfezione. Ha valore per quello che ci ha fatto provare; ha valore perché ci spinge a riflettere, a leggere; a scrivere sui forum e confrontarsi con gli altri. Non è lì per farci la morale. O si ama o si odia, nel bene o nel male.


Non so quando, ma mi piacerebbe rivederlo, anche se tutto sarà diverso.

4, 8, 15, 16, 23, 42. Quanti milioni di persone al mondo hanno provato a giocare questi numeri? ...

giovedì 23 settembre 2010

Like: l'invasione


E' dappertutto. In ogni angolo di facebook (e tante grazie), sui cataloghi online, sul Tubo, sui portali di informazione, sui siti di hosting, nelle gallerie fotografiche, nei siti di videogamefumettianimefilmcucinainformaticaanimazionecomputertecnologia... Lui, il LIKE! Colui che riempie la rete con milioni di approvazioni da parte dei Likers (denominazione generale dell'utente medio che fa uso del bottone Like).
Dal navigatore occasionale al navigatore più esperto e assiduo (dicasi anche capitano o nostromo dei mari d'Internet), il Like viene utilizzato da chiunque abbia la forza (fisica e psichica) di cliccarci su. Il Like è la voce non udibile dell'approvazione moderna. Il futuro. Sta già rimpiazzando i commenti scritti, le faccine! Ebbene sì, anche le faccine scompariranno! Il Like le sta affossando pian piano, inesorabile. E' un virus letale che si diffonde.
Per comunicare, l'utente di facebook preferisce sempre più il semplicissimo click al faticoso compito di cincischiare sulla tastiera; scrivere, pensare (prima pensare e poi scrivere), decidere un termine anziché un altro per esprimere un'opinione.
Like è l'espressione trasgressiva dell'ultima evoluzione del web. E' sempre lì, che ci costringe a dare un parere a tutto ciò che è alla nostra portata.
Il Like è masochista: ama essere trafitto da milioni di puntatori al giorno. E' il suo dovere, il suo scopo. E' la rivoluzione. L'adesivo per etichettare ogni millimetro virtuale. C'è un Like per tutto e per tutti i gusti.

Finiremo come Charlie Chaplin in Tempi Moderni. Lui continuava a stringere bulloni anche fuori della fabbrica, per strada. I Tempi Moderni attuali faranno lampeggiare quel bottone nei nostri occhi in continuazione: uno stile di vita, una dannazione. Se ne spanderà il significato, ritrovando il bottone Like sui telecomandi per accendere il televisore; Like per accedere al Bancomat; Like ai distrubutori di benzina; Like nelle gelaterie per decidere i gusti di un cono. Fino a tramutarsi in espressione colloquiale, conquistando, a suon di click, le vette della fonetica.

Perlomeno si può tornare indietro. Esiste una cura: l'Unlike. Per chi cambia idea, per gli eterni indecisi, per chi non sa scegliere. Perché nell'universo ci sarà sempre un via di fuga. Si spera.

venerdì 17 settembre 2010

Aiuto, un maniaco sessuale!


Si chiama Kaonashi (anche conosciuto come Senza Volto, No Face, ma non sono sicuro si tratti della traduzione letterale). E' uno spirito giapponese che si ciba delle emozioni altrui. E' un personaggio che assieme a tante altre figure della cultura giapponese, popola il lungometraggio animato di Hayao Miyazaki, La città incantata, film del 2001 vincitore di numerosi premi cinematografici, uno dei capolavori sfornati dallo Studio Ghibli.

Sono arrivato a una conclusione: Kaonashi è un maniaco sessuale! Non dice una parola, si nasconde (dietro un mantello e una maschera), compare all'improvviso, mangia la gente, è un mostro, è un tipo sospetto, non si sa mai cosa ha intenzione di fare e, soprattutto, emette un inconfondibile verso, quel "eh... eh... ah... ah" che solo un maniaco sessuale può!

Tutto combacia, è proprio un maniaco.