martedì 21 dicembre 2010

In cui per Natale si augurano serie di sfortunati eventi


Quest'anno arrivo un po' a malincuore a scrivere gli auguri di Natale, per vari motivi che saranno più chiari a chi arriverà a leggere tutto il post. E' una tradizione sin dai tempi del mio blog su Splinder (che sia dannato), quella degli auguri, e continuo a rispettarla. Non sono forse le tradizioni che fanno il Natale? Perciò rieccomi ad augurare...

Inizio dagli auguri alle persone buone, mentre lascio alla fine quelli più sentiti. Perciò, tanti auguri a chi ha fatto il bravo tutto l'anno; a chi non è stato avaro e a chi ha dimostrato di saper vivere; auguri alle persone a me vicine, la mia famiglia, persone che amo; auguri a chi merita il meglio ma non ha nulla, purtroppo; auguri a chi non perde mai la voglia di sorridere e di pensare che, in fondo in fondo, la vita non va presa troppo sul serio (ricordiamo Mark Twain): il miglior modo per vivere sereni!

Ecco fatto. Ora ho tutto lo spazio che mi serve per gli auguri sentiti. Quelli che provengono direttamente dal profondo del cuore, meandri di tenebra e di ghiaccio, privi di ogni morale ed etica. OH MY GOD, com'è bello essere sinceri! Vero? Sì, il senso di libertà interiore e troppo, troppo appagante! Oh, no, non sono pervaso dall'odio. Ho cercato, riuscendoci, di affrontare certe situazioni nel modo più corretto possibile. Sono comunque sereno, aspetto il Natale con immensa gioia.
Ma non posso fare a meno di scrivere questo post. Questo sfogo non volevo tenermelo dentro, fa ancora un po' male, francamente. Fottendomene di chi leggerà (e non leggerà) queste righe, auguro ai cattivi e ai bastardi nell'anima un Natale ricco di drammi e sventure. Che non sia sereno manco per niente, che sia il più brutto, il più nero e terribile di tutti! E un anno nuovo ricco di sfortuna. E' il miglior augurio che mi sento di darvi.
Sono meschino? Cattivo? Pazzo? Credo semplicemente sincero. Della moralità non me ne faccio nulla. Dell'etica nemmeno. Sarebbe stato più elegante non scrivere niente e lasciar andare, per alcuni. Ma perché fingere? Perché ignorare? A volte serve, serve davvero lasciar perdere, ma in altre circostanze è così liberatorio (s)parlare...
Un felice Natale a certe persone non lo auguro nemmeno per scherzo. Per cui a cuore aperto scrivo: cattivo Natale e tanta angoscia!
Se sei arrivato a questo punto, tu che leggi, e provi le stesse cattiverie nei confronti dei tuoi cattivi, non tenere tutto dentro, ok?
Starò pure mandando a puttane il mio karma, ma mi libero di un peso, e questo vale molto più di tutto il karma positivo del mondo. Non mi sento stupido. Sono stanco dei moralismi, e il Natale ne è sempre più traboccante. La mia è sincerità - inappropriata, poco elegamente. Ma chissene...
Non è forse la sincerità uno dei valori più importanti di questa Santa festa? Ecco.
Un cattivo Natale agli amici non più amici; ai mezzi amici; agli amici di facciata, i falsi; agli amici che non ritorneranno a essere amici; agli amici per convenienza; agli amici che, col senno di poi, non sono mai stati amici. Un cattivo Natale a tutti coloro che non hanno avuto le palle di farsi vedere; un cattivo Natale a chi si è nascosto dietro degli sms; un cattivo Natale a chi ha pensato bene di gettare nel cesso anni di amicizia e tirare lo sciacquone.
Un cattivissimo Natale e uno sfortunato nuovo anno, ricco di tragedie via via sempre peggiori, a chi NON è stato un amico, con me.
A te, voi... GRAN BASTARDI, con sincero affetto.

venerdì 26 novembre 2010

Una vita niente male


Settimana che volte al termine, con gli ultimi strascichi di giornate passate prevalentemente al cinema e a teatro, in quel di Roma.

Entusiasta del film di Scott Pilgrim, ecco la mia recensione:

Una vita niente male più diventare una vita fantastica.

Scott Pilgrim, protagonista dell'omonimo e celebrato fumetto che negli Stati Uniti ha venduto oltre 250 milioni di copie, personaggio creato dalla fantasia del cartoonist e musicista canadese Brian Lee O'Malleey, invade anche il grande schermo con Scott Pilgrim vs. the World, film diretto da Edgar Wright(L'alba dei morti dementi, 2004), che ha già debuttato oltre oceano lo scorso agosto, rispecchiando il successo delle graphic novel. [...]

Continua qui

martedì 23 novembre 2010

I Doni della Morte

La prima impressione dopo la visione è stata: "Hanno fatto bene a dividerlo in due parti".

Superate le vicissitudini degli ultimi due film, in cui si sparlava della sceneggiatura nel peggior modo possibile, ne I Doni questo aspetto è palesemente migliorato. Intendiamoci, nessuno troverà mai le sequenze pari pari a quelle del libro; non accadrà MAI, per nessun film tratto da libro; sono in pochi a capirlo, e in molti a lagnarsi, come al solito, perché "oh, no, questo nel libro non c'era, che schifo!" o "sì, ma... Quante scene tagliate!".
E che du' palle, direi.

Almeno la sufficienza piena i Doni la raggiunge. Un adattamento non privo di difetti, ma considerando le ultime uscite il lavoro fatto per i Doni è più che buono. Poche le licenze che Yates si è permesso di aggiungerci, e non ridondanti come nel quinto e sesto film. Funziona, si lascia seguire, ha un... Senso logico. E lo stacco sul finale è stata una scelta, secondo me, azzeccata.

Niente di nuovo invece sul fronte Daniel Radcliffe, ragazzo senza speranze che non sarà mai all'altezza dei suoi giovani compagni di viaggio. E' una scarpa, un pezzo di legno con tanti soldi in banca.

Belle, come sempre, le atmosfere e le scene d'azione. Musiche orecchiabili, ma tuttavia non memorabili. I tempi del caro J. Williams sono lontani.

Film malinconico, come lo è stato il libro. E la seconda parte tutta da seguire.

martedì 16 novembre 2010

Di fottute ispirazioni

Nel giro di neanche ventiquattro ore la situazione è cambiata. L'arma dalla parte del manico ce l'ho io.

E' bastata una musica e delle idee sparse per rimettermi in piedi e combattere il demone cazzuto.

En garde! Brutto figlio di una...

lunedì 15 novembre 2010

Di blocchi mentali

Ecco. Il titolo del post già dice tutto.
Difficile per me parlare di blocco dello scrittore, visto che scrittore non sono; o almeno, non mi sento ancora tale, né ho la presunzione di etichettarmi "scrittore" nei profili dei social network. No.
Scrivo, ho ottenuto delle piccole, grandi soddisfazioni, ma come dicono gli AC/DC "It's long way to the top..."

Però sono fermo.
E' come combattere il diavolo rintanato nel proprio corpo. E' una lotta senza esclusione di colpi, ma per il momento è lui che ha la meglio su di me. Mi sento disarmato e impotente. La voglia di fare non basta; serve uno scatto di reni per rialzarsi e colpire colpire colpire...

Preferirei scalare una montagna, o sbattere la testa contro un muro di cemento armato.
Quando credo di aver trovato il modo di contrattaccare, lui si dimostra ancora più forte.


Conosco l'esito dell'incontro: vincerò io.

Ma questa fase è frustrante.


mercoledì 10 novembre 2010

Compleanni


Avevo letto solo qualche storia, ma per godermi The Sandman di Neil Gaiman ho aspettato di completare l'acquisto di tutto i volumi (quelli piccoli, la ristampa). Mi manca il #21, sono agli sgoccioli, all'epilogo mancano poche tavole. Ieri notte sono crollato sulle ultime pagine del #20, finito con senso di colpa al volo questa mattina (ero veramente troppo stanco, e la Veglia richiedeva attenzione. Niente superficialità).

Pochi sanno a che livello adori Neil Gaiman, poliedrico personaggio che non finisce di stupirmi. E mai finirà. Da fanboy, posso dire di venerarlo come una mezza divinità.

Oggi è il suo compleanno. Neil compie ... anni. E tanti auguri!

domenica 7 novembre 2010

Di sogni e desideri




Ho sognato il mio desiderio più grande.

Nel sogno la laguna torna a risplendere.

L'acqua dei canali è azzurra e luminosa: il Riflesso del cielo.

Poi tutto è pronto a svanire. Il sogno si rompe in mille pezzi. Esplode come una vetrata.

E le tenebre colano sul mio sogno e sulla città tutta.

Eccomi nel buio, ancora. E spero.

Spero di ritornare a sognare, quei pochi attimi di luce.

martedì 2 novembre 2010

Di fumetti e giochi

Finalmente ho qualche minuto per scrivere in tranquillità un resoconto della mia tre giorni al Lucca Comics & Games. Ce l'ho fatta. Costipato e con qualche acciacco ma ce l'ho fatta.
Come sto ripetendo ovunque, è stata una bellissima avventura. Il mio primo Lucca Comics non lo dimenticherò mai per tanti motivi. Per le persone che ho conosciuto e che ho ritrovato, per la collaborazione per Fantasy Magazine (sul campo, macchina fotografica e appunti alla mano), per la stupenda città di Lucca e soprattutto per i progetti che ho presentato e discusso.
La pioggia torrenziale non ha bloccato nulla. Persone a ogni angolo, con o senza ombrello, giravano comunque per i padiglioni e per le mostre. E tanto di cappello ai cosplayer, animatori della fiera, coraggiosi e folli al punto giusto. Grandissimi!
Da questo viaggio non potevo chiedere di meglio. Ho fatto più di quanto mi aspettassi.
Non so cos'altro scrivere. Due giorni fa mi immaginavo un post più corposo, ma ora sento di non dover aggiungere altro. Sono saturo di pensieri ed emozioni.
Un caloroso grazie a tutti. Lucca mi ha fatto veramente sognare. Viverla con la persona più importante che ho al mio fianco equivale alla perfezione.


See ya!

mercoledì 27 ottobre 2010

In cui le le stelle illuminano destini incrociati


Domani si parte per la Toscana, destinazione Lucca Games & Comics. Sarà la mia prima volta alla fiera. Quando ero ormai certo di rimanere a casa anche quest'anno, la Provvidenza del Tredicesimo ha avuto una scrollata di culo improvvisa, tanto che ho dovuto organizzarmi in fretta e furia con biglietti di treni, di aereo, B&B e hotel, numeri di cellulare, mappe e diavolerie varie.

Bene, quindi domani si parte. Venerdì ho il primo appuntamento importante al Games. E' uno dei motivi per cui ci vado. Che il Signore dei Negletti me la mandi buona, e se non me la manderà - oltre che a farsi fottere - mi avrà comunque insegnato qualcosa. Esperienza, la chiamano.
Oltre al fatidico incontro del 29, il giorno successivo avrò un bel po' di cose da fare. Sarà con estremo piacere che incontrerò lo scrittore Alfonso Zarbo, la scrittrice e curatrice di collane fantasy Filomena Cecere, lo scrittore Francesco Falconi e altri amici della penna digitale.
Avrò comunque la possibilità di girare per gli stand, fare acquisti (spero non troppi), scattare foto ai cosplayer, soprattutto!

Domani si parte, dunque. Una bella avventura nella Toscana, terra d'arte e d'artisti, d'assassini e cospiratori; segreti, omicidi, avidità, sangue... Dan Brown? No, Assassin's Creed.







domenica 24 ottobre 2010

Di sogni e di puzzle


Mi sono chiesto cosa si può fare dei sogni una volta svegli. Ne perviene un collasso mentale, le immagini illusorie si spandono; quella materia diventa instabile e ne perdiamo il controllo.
Ma capita, dopo un po', di ricordare. Si ha quindi l'opportunità di ricomporre il puzzle andato distrutto nel momento del risveglio, nel momento in cui le luce ha schiuso gli occhi rompendo l'equilibrio.

Non voglio arrivare da nessuna parte con questo post. Sono considerzioni personali che volevo mettere per iscritto. Inconcludenti, forse. Ma riflettevo su quanto potere serbano i sogni dopo il risveglio. Diventano ispirazioni: colori, musiche, testi, luoghi che non immagineremmo mai e poi mai, persone che non incontreremmo mai, situazioni che nella vita reale sarebbero "improbabili". Un'altra dimensione.

Se la Fantasia fosse strettamente legata ai Sogni? Se l'una esistesse in funzione dell'altra? Se la Fantasia esistesse solo perché, di notte, viviamo nell'Improbabile Dimensione?

Se quello che sto scrivendo, e che state leggendo, avesse davvero un significato?

C'è un altro modo per stuzzicare la fantasia. Ma ci costerebbe qualcosa, mentre i sogni sono gratis, non hanno controindicazioni. Intendo... Capito, no?


giovedì 21 ottobre 2010

Di mondi e di stelle


Lascio alle parole di Distruzione chiudere la mia serata:


"I mondi non sono eterni. E le stelle e le galassie sono transitorie, cose che fuggono via, che brillano come falene e svaniscono nel freddo e nella polvere.

Le cose vengono create. Durano per un po' e poi spariscono. Imperi, città, poesie e persone. Atomi e mondi.


Non si può iniziare un nuovo sogno senza abbandonare l'ultimo."



Neil Gaiman - Vite Brevi, Sadman

lunedì 18 ottobre 2010

Bazingaaaa!

Ho finito ieri di vedere la seconda stagione. Sì, sono in fissa, è divertente e fa morire dalle risate ma... Non è la stessa fissa che ho avuto per Lost. E' un'esperienza diversa.
Totalmente differenti l'uno dall'altro, vero: una sit-com e un serial memorabile. Ma cercavo una fissa, un rifugio, una sorta di consolazione per la mia psiche in continuo subbuglio.
Funziona, a volte, ma il Lost-flusso è ancora attivo.

Ho provato a vedere Dexter, ma non mi ha preso. Temo che non ci sia un rimedio. O forse sì.
Un rimedio fantascientifico: la cancellazione di memorie. Vorrei rimuovere dal mio cervello le cartelle "Lost" e "J.J.". Dimenticare, e guardarlo come se fosse la prima volta.

martedì 12 ottobre 2010

Il bambino che non è mai cresciuto


Liberamente ispirato ai personaggi e alle ambientazioni di J.M. Barrie

In cui fate e sirene se la fanno lontano dall’Isola Che Non C’è


Il sole scendeva lento dietro lo scoglio a forma di teschio. Le luci sfumate tra l’arancio e il rosso sbucavano come lava dalle aperture degli occhi e della bocca di quella leggendaria roccia.

«Buonasera, Peter. Com’è andata la giornata?»

«Come sempre, amico, come sempre negli ultimi vent’anni. Una noia da morire» rispose Peter sospirando, deluso. «La tua?» aggiunse cortesemente.

«La mia? Hmf!»

«Hmf. Ovvero?» domandò Peter, che effettivamente non aveva compreso il significato di quello sbuffo.

«Che te lo dico a fare. Qui è tutto monotono, caro ragazzo. Sai meglio del sottoscritto che oramai l’unica cosa rilevante è assistere ogni giorno al tramonto del sole sull’Isola, seduti su questa collinetta.»

Rispose Peter, piegando il busto all’indietro e incrociando le mani dietro la nuca per abbandonarsi sull’erba fresca di sera: «Hai perfettamente ragione. Dannatamente ragione.»

Il cielo aveva cambiato colori; passato dall’arancio e rosso, al viola quasi blu. Iniziarono a comparire le prime stelle – e la luna, che delineava il profilo dell’isola illuminandone i contorni.

La baia dei pirati era vuota; solo i ricordi potevano ripopolare quel luogo con navi, urla di battaglia, spari di cannoni o di canzoni che parlavano di donne e bevute.

«A volte li sento ancora cantare a ritmo di banjo.»

«Coraggio, vecchiastro. Non pensarci!» esclamò Peter. «Sai, ci stai male. E’ la vita, no? Gioia, tristezza. Ricorda che c’è sempre l’eventualità che tutto cambi.» Estrasse dalla saccoccia un vecchio flauto, fatto di canne legate assieme con fili d’erba. Soffiandoci a labbra strette, Peter riprodusse il suono degli uccelli notturni e il canto delle sirene.

«Ti posso chiedere una cosa, vecchiastro?»

«Spara.»

«Non hai mai pensato di raggiungere i tuoi compagni?»

«Quei bastardi ammutinati? Giammai! Sono stronzi di mare, nient’altro. Preferisco continuare ad annoiarmi qui. E tu perché non hai raggiunto gli amici?»

Peter calò appena il vecchio cappello sugli occhi: «Lo sai, non voglio crescere» pronunciò con voce velata. «E poi, anche se volessi correre il rischio di invecchiare, non mi piacerebbe rimanere da solo. E invecchiare, da solo, mi fa più paura di quella volta appeso all’albero maestro della tua nave col cielo in tempesta.»

«Non capisco. Quei due ragazzini, Pennino e Piumino, non sono più tuoi amici?»

«A dire il vero, vecchio» fece Peter riponendo il flauto nella saccoccia, «non lo so più. Tutto quel che so è che vivono a Londra, sono grandi, hanno una moglie, dei figli. Tutti gli altri, compresa quella sgualdrina di una fata, hanno lasciato l’Isola per altre avventure. Ma dopotutto, non potevo costringerli a rimanere per sempre al mio fianco, no?»

«In effetti no.»

Peter si alzò, l’ombra che lui stesso aveva rattoppato alla meglio ai calzari fece altrettanto. «Ho paura, Giacomo.»

«Paura?»

Rispose Peter, rammaricato: «Quello che temevo si è avverato. Sono rimasto solo» spiegò. «Sì, ho te» si affrettò ad aggiungere in risposta ai finti colpi di tosse di Giacomo Uncino, «ma gli amici che mi hanno seguito per anni non ci sono più. Con loro sono cresciuto. E ora mi hanno abbandonato. Per cosa poi? Crescere. La famiglia

«Non avercela a male, Peter. Magari non ti hanno abbandonato. Forse ti aspettano, perfino… con la finestra aperta.» Detto quello, la voce di Uncino cambiò. «Se vuoi» attaccò con la classica grazia persuasiva alla quale comunque Peter non aveva mai abboccato, «posso andare a Londra, rapire le loro mogli (e qui Peter immaginò Uncino, vecchio e arrapato, beccarsi sulla testa decine e decine di colpi di matterello mentre cercava di portar via da casa le mogli di Pennino e Piumino) e condurle qui. Saranno costretti a ritornare all’Isola Che Non C’è. Potresti incontrarli di nuovo e, spada in pugno – battendoti contro il qui presente Capitano - riconquistarli. Non dovresti neanche preoccuparti di crescere, nemmeno un po’. Che ne pensi?»

«Con tutto il rispetto, vecchio mio, come credi che faresti a viaggiare fino a Londra? Non hai più una nave, e non sai volare» disse Peter in tono spiccio. «E comunque no, la tua proposta non l’avrei mai accettata, in nessun caso.»

«Già» rispose triste Giacomo Uncino.

Verso mezzanotte, con la luna alta nel cielo, calò un silenzio irreale. Non c’erano sirene che cantavano, come accadeva un tempo, né i suoni dei tamburi indiani.

«Ci vediamo domani, vecchio. Io vado» fece Peter incamminandosi verso la foresta.

Uncino esclamò: «Peter! Ragazzo, ascolta.»

«Che c’è?»

La voce di Uncino era bassa, supplichevole e mielosa al tempo stesso: «Mi insegneresti a volare?»

Peter lo squadrò da capo a piedi; con stupore notò che l’unico particolare dell’aspetto di Giacomo Uncino (Capitano) a non essere mai cambiato era il moncherino d’acciaio scintillante avvitato da anni in sostituzione della mano destra.

«Giacomo, non te la prendere, ma volare proprio non fa per te».

domenica 3 ottobre 2010

Universi paralleli, ogni tanto


Passare una mattinata e il primo pomeriggio al Romics, lasciare la fiera e non avere più attorno personaggi dei cartoni, dei manga, dei fumetti, di film e telefilm e videogame fa uno strano effetto. In poche ore mi ero come abituato all'idea di essere circondato da strani personaggi...
Acquisti pochi - mi è stato impossibile scegliere tra la moltitudine di roba - ma sono comunque molto soddisfatto.

E' stata una bella giornata.

venerdì 24 settembre 2010

La Fine

90 giorni. Il tempo che ho trascorso sull'isola.
- Dal 25 giugno al 23 settembre 2010 -

Ho iniziato a seguirlo per curiosità. "Il fenomeno Lost", leggevo e sentivo in giro. Se ne parlava tanto.
Dal primo episodio guardato in streaming, una mattina d'estate, al gran finale di ieri sera. La curiosità si è trasformata in passione.
Ho avuto la fortuna di seguirlo quando e come volevo, senza dover aspettare mesi, anni, senza interruzioni, senza spot pubblicitari, senza l'ansia di aspettare le prime serate in tv. Mi è piaciuto guardare Lost senza incappare in spoiler, senza andare a leggere i commenti in rete, estraniandomi e senza essere condizionato da pareri altrui. Ho apprezzato tutto molto di più.

Non mi è mai importato delle risposte, dei perché, degli enigmi irrisolti, delle spiegazioni non date. Sostanzialmente sapevo a cosa andavo incontro. Mi è importato dell'Essenza, delle emozioni, di un'avventura virtuale su una strana isola. Alcuni sanno a cosa mi riferisco. Ci si sente legati ai personaggi e alle loro storie, considerandoli veri e propri amici; essere tristi se loro sono feriti, ridere alle loro battute o arrabiarsi se si comportano da stupidi.

A parte alcune incongruenze, il finale di ieri mi ha commosso e convinto. Ovviamente, da come si capisce, è stato un epilogo deciso e pianificato fin dall'inizio. E' tutto quello che c'era nel mezzo che è stato aggiunto dopo, in modo da sfruttare l'attenzione dello spettatore. Da lì le incongruenze. Ma ripeto, non mi importa, perché sono soddisfatto così. Aspettarsi una risposta per tutto, senza offesa, era da sciocchi. Ho trovato il finale comprensibilissimo, il mio finale. L'idea del limbo in L.A., in cui trovare espiazione e pace, è stata una scelta stupenda. Degna fine di un percorso che ognuno ha potuto interpretare e vivere diversamente. Perché Lost è così, va interpretato. E' come credere/non credere all'esistenza di qualcosa di ultraterreno (mi vengono in mente i Predatori dell'Arca Perduta...), e qui mi fermo perché i discorsi di fede e religione non fanno per me.

L'interpretazione la trovo sempre più interessante di mille risposte. (Sono uno spirito libero e odio la matematica). Apre le mente, fa nascere discussioni. Con una risposta a ogni interrogativo Lost non sarebbe stato lo stesso. Ciò che è importante, e la produzione non l'ha sottovalutato, è nell'Essenza di cui sopra. Le tematiche di Lost, i cardini che in tutt'e sei le serie non sono mai stati messi da parte o trattati con superficialità. La vita, le scelte, la fede, la scienza, il dualismo, il bene e il male, le seconde occasioni, la redenzione. Lost è questo, nella sua imperfezione. Ha valore per quello che ci ha fatto provare; ha valore perché ci spinge a riflettere, a leggere; a scrivere sui forum e confrontarsi con gli altri. Non è lì per farci la morale. O si ama o si odia, nel bene o nel male.


Non so quando, ma mi piacerebbe rivederlo, anche se tutto sarà diverso.

4, 8, 15, 16, 23, 42. Quanti milioni di persone al mondo hanno provato a giocare questi numeri? ...

giovedì 23 settembre 2010

Like: l'invasione


E' dappertutto. In ogni angolo di facebook (e tante grazie), sui cataloghi online, sul Tubo, sui portali di informazione, sui siti di hosting, nelle gallerie fotografiche, nei siti di videogamefumettianimefilmcucinainformaticaanimazionecomputertecnologia... Lui, il LIKE! Colui che riempie la rete con milioni di approvazioni da parte dei Likers (denominazione generale dell'utente medio che fa uso del bottone Like).
Dal navigatore occasionale al navigatore più esperto e assiduo (dicasi anche capitano o nostromo dei mari d'Internet), il Like viene utilizzato da chiunque abbia la forza (fisica e psichica) di cliccarci su. Il Like è la voce non udibile dell'approvazione moderna. Il futuro. Sta già rimpiazzando i commenti scritti, le faccine! Ebbene sì, anche le faccine scompariranno! Il Like le sta affossando pian piano, inesorabile. E' un virus letale che si diffonde.
Per comunicare, l'utente di facebook preferisce sempre più il semplicissimo click al faticoso compito di cincischiare sulla tastiera; scrivere, pensare (prima pensare e poi scrivere), decidere un termine anziché un altro per esprimere un'opinione.
Like è l'espressione trasgressiva dell'ultima evoluzione del web. E' sempre lì, che ci costringe a dare un parere a tutto ciò che è alla nostra portata.
Il Like è masochista: ama essere trafitto da milioni di puntatori al giorno. E' il suo dovere, il suo scopo. E' la rivoluzione. L'adesivo per etichettare ogni millimetro virtuale. C'è un Like per tutto e per tutti i gusti.

Finiremo come Charlie Chaplin in Tempi Moderni. Lui continuava a stringere bulloni anche fuori della fabbrica, per strada. I Tempi Moderni attuali faranno lampeggiare quel bottone nei nostri occhi in continuazione: uno stile di vita, una dannazione. Se ne spanderà il significato, ritrovando il bottone Like sui telecomandi per accendere il televisore; Like per accedere al Bancomat; Like ai distrubutori di benzina; Like nelle gelaterie per decidere i gusti di un cono. Fino a tramutarsi in espressione colloquiale, conquistando, a suon di click, le vette della fonetica.

Perlomeno si può tornare indietro. Esiste una cura: l'Unlike. Per chi cambia idea, per gli eterni indecisi, per chi non sa scegliere. Perché nell'universo ci sarà sempre un via di fuga. Si spera.

venerdì 17 settembre 2010

Aiuto, un maniaco sessuale!


Si chiama Kaonashi (anche conosciuto come Senza Volto, No Face, ma non sono sicuro si tratti della traduzione letterale). E' uno spirito giapponese che si ciba delle emozioni altrui. E' un personaggio che assieme a tante altre figure della cultura giapponese, popola il lungometraggio animato di Hayao Miyazaki, La città incantata, film del 2001 vincitore di numerosi premi cinematografici, uno dei capolavori sfornati dallo Studio Ghibli.

Sono arrivato a una conclusione: Kaonashi è un maniaco sessuale! Non dice una parola, si nasconde (dietro un mantello e una maschera), compare all'improvviso, mangia la gente, è un mostro, è un tipo sospetto, non si sa mai cosa ha intenzione di fare e, soprattutto, emette un inconfondibile verso, quel "eh... eh... ah... ah" che solo un maniaco sessuale può!

Tutto combacia, è proprio un maniaco.


domenica 29 agosto 2010

Messer Dorato


Si distingueva per i lineamenti sottili e aggraziati, per me era semplicemente Il Matto.
Il viso dipinto da giullare non copriva del tutto il suo colorito dorato; i capelli splendenti, le mani affusolate che spuntavano dai polsini di pizzo del suo vestito da nobile personaggio.
Suonava il flauto, quella mattina di fine estate. Il vento soffiava forte, fuori, ed entrava nella stanza filtrato dall'arco di pietra che dava sul mare. Il Matto era seduto lì, accanto a quell'arco, su cuscini di seta, accatastati uno sull'altro in ordinario disordine. Smetteva di suonare, di tanto in tanto, regalandomi un sorriso incomprensibile, poi riprendeva a soffiare musica.

- Anche questa estate è arrivata al suo epilogo - annunciò il Matto allontanando il flauto dalle labbra. Scrutò il paesaggio oltre l'arco, lontano, giù fino al mare, dove le navi attraccate al porto oscillavano sulle onde illuminate dal sole pallido, nascosto tra i nuvoloni bianchi. Sospirò - Sarà un lungo inverno -
- Come sei teatrale - risposi sorridendo. - C'è sotto qualcosa, lo sento. Suoni il flauto il 25 dicembre e quando sei depresso o in ansia per qualcosa. Visto che Natale è ancora lontano... -
Non mi spinsi oltre. Non mi piaceva burlarmi del Matto. Lo facevo di rado, ma senza malizia, lui lo sapeva.
- Mi conosci bene - ammise con un sorriso triste.

Passammo la mattinata a parlare di chiacchiere di corte.
Arrivò il pomeriggio, ma il motivo delle sue preoccupazioni continuava a rimanere un mistero. Era sempre stata una persona con un certo contegno, elegante e celare cattivi pensieri e turbamenti emotivi. Forse, ma non me ne vantavo, ero l'unico a comprenderlo; quando sorrideva nei suoi spettacoli di intrattenimento, l'unico a capire che dietro quell'espressione divertita c'era invero malinconia e paura. Il Matto.
- Dalla morte del Re è passato tanto tempo. Da allora la mia vita a castello è diventata un'angoscia paragonabile solo alle Grandi Guerre. E' questo, amico mio, fratello: non ho più uno scopo. E a cosa serve vivere senza averne uno? Le stagioni vanno e vengono, scrivono il tempo e la vita della gente. Io sono fermo, bloccato dai miei timori, ma il tempo continua ad andare avanti, sempre avanti, inesorabile come un cappio al collo. E' divenuto il mio grande nemico. No, questo non ha senso -
Guardai il mio amico con attenzione, come per scorgere una lacrima nei suoi occhi incolore. Ma non pianse, come non lo aveva mai fatto prima. - Fratello mio, so come ti senti. Non è per compassione e misericordia che te lo dico, ma come sai, io ho perso l'intera mia vita, non solo uno scopo per andare avanti. Ma questo non mi ha procurato abbattimento. Le sofferenze sono il primo passo per creare qualcosa di nuovo. Di più bello, come meritiamo. Uno scopo. Un altro, per afferrare il tempo, viaggiandoci a cavallo, di pari passo. Come è giusto che sia per tutti, anche per te. Quindi ora ti dico: soffri, anche questo è nel giusto. So che riuscirai a ritrovare il tuo tempo nel tempo -

Arte oratoria da quattro soldi. Moralismo. I miei discorsi suonavano grotteschi uscendo dalla mia bocca da assassino di corte. Lo sapeva anche il Matto, che sorrise, questa volta con una punta di divertimento, ringraziandomi. - Sei un buon amico - disse con voce affabile - come lo sei nei miei sogni. Anche nei sentieri di Morfeo avresti speso una buona parola per un giullare depresso, anche solo per provare a risollevarlo di spirito, a tuo modo. Vivrai sempre nei miei ricordi. Caro fratello, mio Amore, il tuo ritorno a corte è stato provvidenziale -
- Conterai sul mio sostegno, Matto -
Mi guardò per ringraziarmi ancora, ma rimase in silenzio. L'espressione sul suo viso bastò a rasserenare i nostri animi. Meglio dell'Arte, meglio dello Spirito.

Il sole calò sul borgo, inghiottito dal confine tra cielo e mare. Ora, la notte.

sabato 28 agosto 2010

Romanzo in 1200 battute (spazi inclusi)


La bonaccia viene rimpiazzata lentamente da folate di vento improvvise. Le porte sbattono, le tende si gonfiano come vele in mezzo al mare. Poi di nuovo bonaccia e lingue di fuoco nell'aria.
E io scrivo questo post chiedendomi cosa davvero si può scrivere con 1200 battute. Mi verrebbe da rispondere utilizzando due parole: sette lettere. Ma troppo volgare. Tant'è che i limiti imposti dalle onniscienti divinità della Scrittura Creativa questa volta sono queste. Ho scritto quel che dovevo scrivere; chissà se catturerà la curiosità delle divinità, o sarà cestinato senza nemmeno essere letto.


Con 1200 battute al massimo si può scrivere la sceneggiatura de Il mio vicino Totoro e farci uscire fuori un film d'animazione sì senza una trama, ma comunque un film.

...

lunedì 16 agosto 2010

In cui si mettono all'asta oggetti di quotidiana necessità


Quante volte ci siamo chiesti che fine fanno gli oggetti di scena di quel film o di quell'altra serie televisiva? Molte volte vengono riciclati e usati per altre riprese; altre volte vengono conservati in veri e propri musei; altre volte smantellati; altre, vengono messi all'asta per le manie dei fan e dei collezionisti.
Tocca agli oggetti di Lost, esposti e messi a disposizione dei compratori nei prossimi giorni al Santa Monica Air Center, in California. Ci sarà di tutto, come si può vedere dalle foto a questo link.

Dalle magliette sudate e puzzolenti di John Locke, agli occhiali di Sawyer; dalle lattine della Dharma, al biglietto della lotteria coi famosi numeri. Tutto. Anche l'eroina nelle statuette della Vergine. Tante cose fichissime che se avessi la possibilità prenderei. C'è chi farebbe carte false per un reggiseno della Auten (per reggere cosa poi?) o per un jeans strappato di James Ford, ma io mi accontenterei anche solo della chitarra di Charlie (nella foto in alto a sinistra) o del furgoncino azzurro.

Sono reduce da un pomeriggio intenso: cinque puntate di Lost (le ultime della quarta serie) viste una dietro l'altra senza interruzioni. Sono mezzo fuso e sapere dell'asta mi ha dato il colpo di grazia. Sono completamente fuso. Purtroppo, il caldo, l'umidità e la noia estiva portano a compiere gesti insani e rimbambirsi di serie televisive ne è una brutta conseguenza. E ringrazio chi mi ha trattenuto nell'iniziare a vedere la quinta stagione.

E voi, cosa comprereste - o non comprereste mai - degli oggetti appartenuti ai sopravvissuti del volo Oceanic 815?

sabato 7 agosto 2010

In cui gli occhi a palla di un elfo domestico sono dappertutto


L'ho iniziato da qualche a giorno. E' alla vostra sinistra, la copertina. La versione inglese. La versione italiana la conosco così bene che quasi non ho bisogno del dizionario, in certi punti.
Ho letto i primi capitoli. Va benone. Non capisco tutto tutto, ma va benone. Per il momento l'unico problema prende il nome di "Hagrid". Se avrò capito mezza parola in totale è tantissimo. Comunque. Sembra di essere tornato indietro nel tempo, quando lo vidi e lessi per la prima volta. Entrò nella mia vita da apprendista nerd con un'energia mai provata prima. Alcuni possono capire, altri proprio no.
In ordine di lettura fu il terzo libro di HP che lessi (prima il terzo, poi il primo... secondo, quarto... riletture varie in attesa del quinto, poi finalmente quinto e così via).
Ora il secondo me lo sparo in inglese, come già fatto successo per il quinto e per il settimo. Per piacere, per esercizio. Lo conosco come le mie tasche, e questo aiuta nella lettura. Chamber of Secrets è stato un regalo. A oggi, uno tra i più belli che mi abbiano fatto. Uno dei libri più preziosi che ho, al momento.
Il più sottovalutato della saga, tanto che non doveva essere il secondo a uscire. Ma la Zia ha scelto così, e va bene uguale.

The Chamber of Secrets lo alterno con Il Risveglio dell'assassino, primo volume della trilogia dell'Uomo Ambrato, altro bel libro. Ho superato le 100 pagine. La Hobb riesce a catturare il lettore anche quando la storia è ferma su Fitz che cazzeggia in giro col suo lupo.

Che voglia di libri. Erano anni che non leggevo così di gusto.


Questa mattina mi sono svegliato ascoltando questa musica...





The Chamber of Secrets has been opened.
Enemies of the heir...beware!

sabato 31 luglio 2010

In cui si passa dallo stato solido allo stato liquido

Tornato a casa dalle vacanze: dal freddo (fresco, va'!) al caldo (non soffocante, ma quasi).

Due settimana in completo relax.

Sotto l'ombrellone ho avuto il tempo di finire l'ultimo mattoncino di Dan Brown (avvicente, ma comunque da tre stelline massimo) e iniziare Il guardiano degli Innocenti, di un certo Sapkowski.

Ora dovrò riabituarmi al clima estivo da città e riprendere le attività.


See ya!

giovedì 15 luglio 2010

In cui si va in vacanza, chissadove

Si va in vacanza. Ci vado. Ci andiamo. Ci andate.
Mancherò almeno fino a fine mese, quando rientrerò alla routine estiva (caldo, caldo, caldo...).

Dove passerò le prossime due settimane? Non lo so; domani verrò trasportato - bendato e incatenato - a destinazione, senza sapere quando arriverò e come ci arriverò.

Immagino finirò su un'isola, giocando a ping-pong ogni 108', tra sabbia, mare, sussurri e tradimenti.

Saluti a tutti, vi lascio con la recensione che ho scritto per Assassin's Creed - Rinascimento: link!

domenica 11 luglio 2010

Effemme 1 - Che disgusto


Il titolo sembra avercela con la rivista, ma non è così. E' successo che, come avevo immaginato, il giudizio di mia madre dopo aver letto il mio racconto è stato impietoso. "Disgustoso".
Non l'ho pregata, quando è arrivata la rivista le ho detto: "Ah ma', questa è la rivista. Qui c'è il racconto. Leggilo solo se ti va".
E così il giorno dopo l'ha letto. Buon per lei si trattasse di un racconto breve, ha sofferto poco.

Mentre ieri sera a cena ho spiegato agli amici che il racconto è: "la nascita dell'Amore e dell'Odio, secondo il mio punto di vista, sotto forma di favola nera".

giovedì 1 luglio 2010

Eclipse, le mie impressioni


Premessa: se qualcuno, leggendo questo post, si sentirà offeso, io non ne sarò responsabile. E' un mio punto di vista, condivisibile o no.

L'ho visto ieri. Complessivamente è stata una serata divertente, come mi aspettavo che fosse. Prendere in giro (senza sentirsi in colpa) le bimbeminkia, non ha prezzo. Farsi fotografare accanto al poster di Bella, simulando smorfie e mostrando con finto orgoglio il biglietto, neanche questo ha prezzo. Vedere le bimbeminkia avvicinarsi al poster e autoscattarsi foto manco fossero accanto agli "attori" in carne e ossa... Be', è stato disgustoso. Fino a ieri sera pensavo fosse un trucco di Internet, invece è tutto vero: le bimbeminkia esistono e si comportano come le vediamo e le leggiamo in rete, non è un'illusione! OMG. Era la prima volta che guardavo dal vivo esemplari allo stato brado di bimbeminkia. Si muovevano in branco, indisciplinate, urlando in modo stridulo e sbrilluccinando come Edward. Si identificavano anche perché portatrici sane di bracciali e braccialetti di ogni genere, tintinnanti.
Ma veniamo al... film. Sala gremita. Io con gli altri ero in terza fila: scomoda ma non abbiamo avuto poi tanti problemi. Alla scritta della casa di produzione, la Imprint (un caso? Ma chiamarlo semplicemente Colpo di Fulmine?) Entertainment Summit sono partiti i primi, insensati, fastidiosi applausi e schiamazzi vari. Va be', 'nnamo avanti. Sì, andiamo avanti con la prima scena stomachevole: i due colombi stesi in un prato dai mille e uno colori intenti a scambiarsi volgari mielosità. Già dalla prima scena si capisce di quante espressioni facciali è composto il repertorio di Kristen Stewart. Due: bocca aperta, bocca chiusa. Va un po' meglio per quel pezzo di vampiro di Robert "Winx" (perché brilla come le famose fatine!) Pattinson.
Si continua così, tra i mugugni di Edward, le smorfie di Bella e la scoperta di un nuovo male che minaccia il rapporto tra i due (la vampiressa coi boccoli rossi).
Arriva il turno di Jacob, il lupo. Un corpo scolpito con penna grafica e fotoritocco. Lui cerca di fare il duro ma in realtà è frustrato perché è costretto a recitare su uno sgabbello, cercando di ingannare lo spettatore. Jacob è anche sarcastico. Eccome lo è! Riesce a far arrabbiare Edward facendo notare come lui, fascinoso e muscoloso, non è freddo e pieno di cerone come l'amico/nemico vampiro, bensì è caldo e pieno di carne. E' lui che riscalda Bella, e la vorrebbe nuda...
Nel film c'è anche una battaglia. Dopo tre episodi era pure ora, ma lo spettatore più esigente e smaliziato ne rimarrà deluso. Qualche volo e colpi stile Power Rangers, niente più. I vampiri cattivi escono dall'acqua prima della battaglia (deja vù) e vengono successivamente abbattuti come pezzi di cristallo in pochi colpi (ma non dovevano essere temibili? A metà film Jasper, il fratello di Edward, aveva chiamato a raccolta anche i lupi per un allenamento speciale per battere i Neonati...).
Non so in che punto del film (credo prima della battaglia finale) Bella dà sfogo a tutta la sua voglia. Vuole farsi Edward (ma pensando al lupetto muscoloso). Purtroppo per lei Eddy è uno all'antica, uno per bene, e non vuole concedersi prima del matrimonio (che tenero). Ma Bella ci prova comunque, impavida: cala le mani dove può, sbottona la camicia di Eddy. E' tutta un fremito. Ma Eddy è più forte e resiste, quindi la blocca: "Bella, non troieggiare con me. Lo faremo, ma non ora. Adesso zitta, raffreddati e beccati 'sto anello" (orrendo, tra l'altro). Era l'anello di fidanzamento, la richiesta del matrimonio! Bella accetta, ma non è incinta (no?). No. Vuole semplicemente sposare Edward.
Jacob lo viene a sapere e...

Credo di aver fatto confusione. La battaglia avveniva DOPO tutto questo... Va be', chissene.

Dicevo. Jacob lo viene a sapere e ci rimane male, aveva promesso a Bella di non baciarla più (questa scena l'ho saltata) e si incazza. Fa per andar via ma Bella, da grande ******* che è, gli chiede di baciarla. Eddy è lì, immobile, osserva al scena. Come si spiega Bella col fidanzato? "Amo te di più". OK!

Non salvo nulla del film. Neanche quel mercenario di Howard Shore che ha firmato la colonna sonora. E' probabilmente il più patetico dei precedenti. Un fenomeno, una grande produzione che fa cilecca pure negli effetti speciali, simili alle serie televisive tipo Buffy, il che è tutto dire.

Vi chiederete, ma perché vai a vederlo e leggi i libri? Prima di tutto per divertimento. Secondo per capire. Vorrei tanto capire il perché di tutto questo successo. Non trovo nessuna spiegazione. Gli attori? Sono tre tamarri. Le musiche? Senza avrebbe lo stesso risultato. La trama? Non c'è una trama, sono solo le paranoie di una *****ella. Neanche un'analisi semiologica della saga troverebbe risposte.

Posso tentare di capire tutto. La voglia di essere fan, le passioni, le emozioni, i gusti che variano. Tutto questo lo rispetto, nonostante il post sarcastico. Ma mi rifiuto di credere che la mente umana è così poca cosa.

lunedì 28 giugno 2010

L'isola dei misteri

Non conosco tanto di Lost. Ho visto i primi dodici episodi; conosco alcuni nomi degli attori; per sentito dire so come si chiama uno dei produttori, quel J.J. Abrams che solo dal nome lo immagino come un pazzo evaso dall'Arkham Asylum (subito dopo questa frase ho cercato su Google. E' un nerdazzo, più che altro).
Dodici episodi. Sarà che ho iniziato tardi a guardare Lost, ma c'è gente che non l'ha visto per anni (magari soffrendo le pene dell'inferno), aspettando la fine e spararsi uno dietro l'altro i... quanti episodi sono? C'è gente che lo ha fatto, me lo hanno detto.
Guardai la prima puntata e mi piacque. Ma la vidi per caso, e non continuai a seguirlo. Non amo particolarmente le serie televisive: troppa attesa, troppo lunghe e poi gli sceneggiatori finiscono spesso per inventarsi cavolate una dietro l'altra solo per prolungare la lenta, lentissima agonia dei poveri telespettatori. La produzione, sì, fa i propri interessi, quindi è inverosimile aspettarsi serie televisive di successo con meno di tre stagioni all'attivo, giusto?
Chi intraprende il tunnel difficilmente tornerà indietro. Va avanti, per inerzia, mosso dal desiderio di curiosità. E' lì, paralizzato davanti allo schermo, con gli occhi rossi e le occhiaie a fare le nottate (ho sentito anche questo), cercando di capire.
Ma non c'è niente da capire in Lost, anche questo mi hanno detto. Dopo dodici episodi direi che sono d'accordo, per ora. Potrei rivalutare: è per questo che ho (ri)cominciato a interessarmi al cacciatore, al truffatore, alla piccola erborista dagli occhi a mandorla, al musicista tossico... etc.

...

Ci sono dentro, gli episodi si susseguono uno dietro l'altro sullo schermo del mio computer. Non ho le occhiaie né gli occhi rossi, ma inizio a sentire suoni metallici e a percepire cose...

Dodici episodi.
Vado avanti, consapevole del lungo cammino.


P.S.: No, non seguo Lost per Evangeline Lilly.

- Ho suonato per chiunque mi ascoltasse. Un tempo ho suonato anche per me stesso. Ora suono per la libertà di questa gente. E suono per i D.R.C., sempre -

* * *

If I die tomorrow
I'd be allright
Because I believe
That after we're gone
The spirit carries on